Sull’abusivo frazionamento del credito.



5 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. II, 17 settembre 2021, n. 25174.

di Laura Fatano

 

Nel caso affrontato dall’ordinanza in commento un avvocato aveva ottenuto dal Giudice di Pace un decreto ingiuntivo per il pagamento di una somma di denaro, dovuta a titolo di compenso per l’attività prestata in favore di una società assicuratrice. Avverso il decreto ingiuntivo la debitrice proponeva opposizione, deducendo la violazione del principio della frazionabilità del credito.

Rigettata in primo grado, l’opposizione veniva accolto in appello. Veniva dunque proposto ricorso per Cassazione, denunciando con 8 motivi sia errores in procedendo, sia errores in iudicando.

La vicenda è peculiare poiché il ricorrente nel tempo ha più volte adito l’autorità giudiziaria per ottenere il titolo esecutivo per il pagamento di numerosi compensi dovuti dalla medesima società assicuratrice; procedimenti che, peraltro, sono tutti confluiti in giudizi di cognizione per l’accertamento della legittimità della pretesa creditoria (si veda nella parte motiva il riferimento alle sentenze:  Giudice di Pace di Napoli n. 19575/2016; Cass., sez. 6 civile, n. 18808, n. 18809 e n. 18810 del 2016). Il ricorrente ha sempre ottenuto pronunce favorevoli, fino a quando non è intervenuta la pronuncia a Sezioni Unite n. 4090/2017 in tema di abusivo frazionamento del credito.

In uno degli ultimi ricorsi per cassazione promossi dal ricorrente le Sezioni Unite[1] (sentenza n. 4315/2020 del 20/02/2020) hanno dichiarato tutti i motivi di ricorso inammissibili, confermando in punto di diritto il corretto accertamento della sussistenza dell’abuso del frazionamento del credito e, ravvisando la colpa grave nel comportamento processuale del ricorrente, hanno comminato la sanzione ex art. 96 cpc..  

Nell’ordinanza in esame la Corte di Cassazione ha integralmente rigettato i motivi di ricorso e condannato il ricorrente al pagamento di una sanzione ai sensi dell’art. 96 cpc, conformandosi al dictum delle Sezioni Unite del febbraio 2020. 

Il ricorso alla tutela frazionata del credito ha generato un lungo dibattito in merito alla legittimità di una simile operazione processuale, ma oggi l’orientamento della giurisprudenza è consolidato sui principi di diritto enunciati dalle Sezioni Unite 2017.

Il frazionamento del credito è abusivo quando «le pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo (…)» (Cass., Sezioni Unite, n. 4090/2017). La violazione del divieto comporta l’improcedibilità della domanda (cfr. Cass., civ., sez. II, ord. 24/05/2021, n. 14143 «La violazione dell’enunciato divieto processuale è sanzionata con l’improponibilità della domanda, ferma restando la possibilità di riproporre in giudizio la domanda medesima, in cumulo oggettivo, ex art. 104 c.p.c., con tutte le altre domande relative agli analoghi crediti sorti nell’ambito della menzionata relazione unitaria»).  

La ratio del divieto risiede nell’esigenza di non disperdere le (scarse) risorse della giustizia con la proposizione di numerosi micro-procedimenti aventi lo stesso thema decidendum, che implicherebbe una duplicazione dell’attività istruttoria. Inoltre la parcellizzazione della domanda giudiziale rappresenta un inutile aggravio della posizione del debitore, che sarebbe costretto a costituirsi in una pluralità di procedimenti giudiziari (oltre che a sostenerne le spese processuali), sebbene relativi al medesimo rapporto in contestazione.

Il frazionamento del credito contrasta con il principio di buona fede e correttezza, che deve orientare il comportamento dei privati non soltanto nella fase fisiologica del rapporto (formazione ed esecuzione del contratto), ma anche nella fase patologica del ricorso alla tutela giurisdizionale. Infatti l’inutile parcellizzazione processuale del credito configura una fattispecie di abuso del diritto, sub specie abuso del processo, che contrasta anche con il superiore principio costituzionale del giusto processo (111 Cost.).

Tuttavia le Sezioni Unite non hanno affermato un divieto categorico di frazionamento del credito, ma hanno ammesso l’instaurazione di autonomi giudizi «solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata» (Cass., civ., sez. VI, ord. n. 25413/2021).

Ad esempio è pacifico che, nell’ambito di un rapporto obbligatorio, non costituisce un abuso del processo la scelta del creditore di azionare immediatamente un diritto già esigibile e riservare ad un momento successivo la tutela di altre pretese creditorie, che eventualmente verranno ad esistenza nella propria sfera giuridica. Parimenti la giurisprudenza ritiene rispondente a un interesse rilevante il frazionamento processuale del credito, quando per alcuni di essi sia possibile ricorrere a riti semplificati, che consentano una più immediata soddisfazione del diritto (cfr. Cass., civ., sez. II, ord. 19048/2021 «In tema di operazioni finanziarie parzialmente coperte da cambiali, l’esercizio dell’azione causale in un separato procedimento successivamente all’esercizio dell’azione cartolare, promossa in via esecutiva, non determina un frazionamento abusivo del credito per la duplicazione di attività in ragione dell’identica vicenda sostanziale; l’oggettivo interesse del creditore ad agire inizialmente con lo strumento giudiziario più spedito esclude, infatti, il divieto di parcellizzazione della domanda giudiziale»).

Pertanto nella prassi la parcellizzazione processuale del credito continua ad essere frequente, sebbene il più delle volte integri un abuso del processo.

Il caso esaminato dall’ordinanza n. 25174/2021 non rientra in queste eccezioni ammesse dalle Sezioni Unite. La Cassazione in più passaggi dichiara che il giudice di appello ha correttamente motivato la sussistenza dell’abusivo frazionamento del credito, inscrivendosi la pretesa creditoria nello stesso rapporto contrattuale tra la compagnia assicurativa e il ricorrente, cui si riferivano tutte le altre già azionate.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Per completezza di precisa che la pronuncia a Sezioni Unite è relativa alla sussistenza in capo alla Corte di Cassazione del potere di revocare il beneficio del gratuito patrocinio. Per decidere sulla questione controversa, le Sezioni Unite hanno dovuto preliminarmente esaminare il ricorso. Infatti il tema della revoca del patrocinio a spese dello Stato avrebbe avuto rilevanza, solo ove il ricorso non avesse trovato accoglimento e fosse stata riscontrata mala fede o colpa grave del ricorrente.

Iscriviti al nostro canale Telegram 👇

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap