Il ruolo di incaricato di pubblico servizio del funzionario di banca – ai fini dell’ipotesi di concussione – va vagliato in relazione all’attività svolta in concreto.



4 min read

Nota a Cass. Pen., Sez. VI, 15 marzo 2021, n. 35261.

di Donato Giovenzana

 

Significativo excursus diacronico della Suprema Corte in tema di concussione.

Secondo la Cassazione è con riferimento alla tipologia in concreto del finanziamento richiesto e rispondendo alle specifiche deduzioni già svolte con i motivi di appello oltre che con l’odierno ricorso, che vanno ricostruiti e verificati sia i concreti poteri pubblicistici dell’istituto di credito, per effetto della normativa primaria e di quella che ne regola l’attività giuridica, fra cui l’accordo e la convenzione, e, soprattutto, i poteri di tipo pubblicistico effettivamente delegati o comunque esercitati o esercitabili dall’imputato nel quadro delle funzioni e delle mansioni svolte nell’ambito dell’istituto di credito poiché, secondo la tesi difensiva, il ricorrente svolgeva un ruolo meramente preparatorio, funzionale, cioè alla sola istruttoria della pratica, dal momento che i poteri certificativi, autoritativi e in generale amministrativi erano svolti da altri soggetti.

Si tratta di snodi essenziali ai fini della ricostruzione della condotta materiale del reato sulla quale si registra una confusione e sovrapposizione a stregua delle valutazioni compiute nella sentenza di primo grado e quella di appello al confronto con le deduzioni difensive a partire dalla qualifica dell’istituto di credito, come soggetto concessionario o soggetto finanziatore.

E’, infatti, solo con riferimento alle funzioni svolte dalla banca cd. concessionaria e in relazione alle attività istruttorie tecniche e amministrative funzionali all’ammissione alla concessione del finanziamento che la giurisprudenza di legittimità ha ricostruito, sulla base delle apposite convenzioni con il Ministero delle attività produttive, l’esercizio di funzioni pubblicistiche in capo alle banche concessionarie o agenti. In particolare, detta giurisprudenza (Sez. 6 n. 3882 del 17/01/1997, Sbrocca, Rv. 208875) ha affermato che l’attività degli istituti di credito, normalmente esulante dall’ambito pubblicistico, vi è invece sottoposta per quelle funzioni collaterali svolte in campo monetario, valutario, fiscale e finanziario, in sostituzione di enti non economici nella veste di banche agenti o delegate, con la spettanza della qualifica di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio ai relativi operatori e, in tempi più recenti ha precisato che riveste la qualità di incaricato di pubblico servizio il legale rappresentante di una società privata operante nel settore bancario in relazione all’attività di gestione di fondi finanziari erogati da un ente pubblico per il perseguimento di un interesse pubblicistico (Sez. 6, Sentenza n. 39350 del 03/07/2017, Marano, Rv. 270943).

Tali affermazioni, tuttavia, non possono essere generalizzate, in assenza di precise coordinate, di rango legislativo o amministrativo, che assegnino al soggetto operante nel settore dei finanziamenti, l’esercizio, anche delegato, delle funzioni pubblicistiche e di nozioni, in particolare quella dell’incaricato di pubblico servizio, che, nel rispetto della concezione oggettiva delle qualifiche pubblicistiche, devono essere attualizzate – rispetto alle più risalenti affermazioni di legittimità – attraverso la precisa individuazione dei caratteri qualificanti dell’attività pubblicistica in concreto svolta dai soggetti agenti, che non è frutto di mero automatismo rispetto a quella dell’ente di appartenenza poiché si richiede il concreto esercizio, in capo all’agente, delle funzioni pubblicistiche stesse dalle quali, come noto, esula lo svolgimento di attività meramente materiali. E’ alla stregua di tali coordinate che, nel descritto più ampio quadro ricostruttivo, vanno dunque accertati i necessari caratteri pubblicistici delle mansioni in concreto svolte dall’imputato che, secondo la prospettazione svolta nel ricorso, consistevano in mere attività istruttorie e preparatorie nelle quali non era direttamente ravvisabile l’esercizio di un potere pubblicistico, rimesso ad un funzionario e ad organi diversi dell’istituto.

Nè rileva, a questo fine, la risalente giurisprudenza di legittimità che enucleava la qualifica soggettiva in capo ai soggetti chiamati a svolgere compiti aventi carattere accessorio o sussidiario ai fini istituzionali degli enti pubblici, sul presupposto che, anche questo caso, si realizzasse una partecipazione, sia pure in misura ridotta, alla formazione della volontà della pubblica amministrazione e che, pertanto, era riconosciuta come attività di carattere pubblicistico anche quando non si trattava di attività di rilevanza esterna giacché – si affermava – ogni atto preparatorio, propedeutico ed accessorio, che esaurisca nell’ambito del procedimento amministrativo i suoi effetti certificativi, valutativi o autoritativi (seppure destinato a produrre effetti interni alla pubblica amministrazione), comporta, in ogni caso, l’attuazione dei fini dell’ente pubblico e non può essere isolato dal contesto delle funzioni pubbliche (Sez. 6, n. 21088 del 10/02/2004, Micheletti, Rv. 228871). Si tratta, infatti, di affermazioni che rimandano ad un inquadramento “istituzionale” dell’esercizio dei poteri pubblici, che privilegiava il rapporto di dipendenza dallo Stato o da altro ente pubblico, non più compatibile, nella descritta prospettiva funzionale-oggettiva, con la nozione di incaricato di pubblico servizio di cui all’art. 358 cod. pen. incentrata sulla disciplina pubblicistica dell’attività svolta e del suo contenuto che, conseguentemente, va individuato e ricostruito in relazione all’attività direttamente svolta dall’agente.

Per il che la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di appello.

 

Qui la sentenza.

Iscriviti al nostro canale Telegram 👇

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap