Società di comodo e superamento presuntivo del test di operatività.



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Nota a Cass. Civ., Sez. V, 24 agosto 2021, n. 23384.

di Antonio Zurlo

 

Può costituire elemento rilevante ai fini della sussistenza di una circostanza oggettiva idonea a superare la presunzione relativa derivante dal mancato superamento del test di operatività, la circostanza fattuale per cui l’attività economica non sia stata posta in essere a causa dell’impossibilità di utilizzare un immobile per lo svolgimento dell’attività, a causa della protrazione dei lavori di realizzazione o di ritardi nel rilascio delle necessarie autorizzazioni, qualora il contribuente dimostri che le ragioni della protrazione o del ritardo non siano dipesi da un proprio comportamento, ma da ragioni estranee alla propria volontà[1]. Nella specie, la Commissione regionale ha escluso che la contribuente avesse offerto prova della ricorrenza di una siffatta circostanza, ritenendo che la non operatività della contribuente dovesse ricondursi o a «un concentrarsi di eventi sfortunati … o [a] una “inettitudine produttiva” dovuta a una mancanza di strategie imprenditoriali»; addivenendo a tale conclusione, non ha fatto corretta applicazione dei richiamati principi di diritto, in quanto entrambe le cause individuate sono idonee a costituire oggettive situazioni che abbiano concorso a rendere impossibile il conseguimento di risultati, derivanti dallo svolgimento dell’attività di impresa, conformi agli standards minimi previsti dall’art. 30 l. n. 724/1994. Difatti, il riferimento al «concentrarsi di eventi sfortunati» evoca un fattore causale non riconducibile alla volontà della contribuente quanto, piuttosto, cause estranee, e analoga considerazione può svolgersi con riferimento alla affermata «inettitudine produttiva», espressiva non già di una mancanza di volontà dell’imprenditore di svolgere l’attività di impresa, quanto di una incapacità dello stesso a raggiungere determinati risultati, voluti, ma non conseguiti, per un suo deficit di capacità. Sotto quest’ultimo profilo, può evidenziarsi che, ai fini di escludere la ricorrenza della scriminante in esame, non possa scientemente attribuirsi rilevanza alla possibilità che l’imprenditore avesse di determinarsi diversamente nella gestione della propria impresa e di sottoporre, per tale via, a sindacato (sia pure ai fini della sottrazione alla disciplina antielusiva) le scelte imprenditoriali.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Così, Cass. 30 dicembre 2019, n. 34642.

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