Precipuo intervento esegetico in ambito successorio.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 18 maggio 2021, n. 12793.

di Donato Giovenzana

 

Il Collegio rileva che la vicenda, sulla base delle affermazioni delle parti e della documentazione a disposizione, può essere così riassunta:

a) il padre del ricorrente era titolare di un rapporto di c/c, di un deposito titoli,  e di una polizza assicurativa vita;

b) in data 13/04/2020 decedeva il padre;

c) la richiesta di liquidazione pro quota fatta del ricorrente veniva respinta in ragione, come afferma l’intermediario, dell’opposizione manifestata dal fratello del ricorrente.

Parte ricorrente formula essenzialmente due domande:

(i) la liquidazione di parte dell’asse ereditario depositato sui conti accesi dal de cuius presso l’intermediario;

(ii) il risarcimento del danno subito in conseguenza del precedente diniego.

Quanto alla prima domanda, il Collegio, in punto di diritto, richiama anzitutto la decisione del Coll. Coord. n. 27252/18 la quale, sulla scia dell’ordinanza della Cassazione n. 27417/2017, ha fissato il seguente principio di diritto: «Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente».

Il Collegio evidenzia che nei casi in cui vi è un conflitto tra il cointestatario superstite di un conto e gli eredi del cointestatario defunto – la giurisprudenza dei Collegi ABF ritiene legittimo il rifiuto dell’intermediario a procedere allo svincolo dei fondi (richiesto dal cointestatario iure proprio e non iure successionis) in caso di opposizione manifestata da uno dei coeredi, quando ciò sia oggetto di specifica previsione contrattuale.

Nel caso di specie, nessuna delle parti ha depositato la documentazione contrattuale e, di conseguenza, il Collegio ritiene che non sia documentata l’eventuale base negoziale dell’eccezione dell’intermediario. L’intermediario, inoltre, non documenta l’opposizione da parte del fratello del ricorrente, pur se parte ricorrente non contesta la presenza della stessa, in punto di fatto. Ne consegue che la domanda avente ad oggetto la liquidazione di metà della quota di euro 15.726,97 giacente sul conto corrente può essere accolta; del pari, deve essere accolta la domanda di liquidazione della somma di euro 6.746,14 reclamato dal ricorrente.

Per contro, non può essere accolta la domanda di liquidazione dell’intero deposito titoli in assenza di richiesta o adesione alla richiesta di apertura da parte dell’intermediario di un conto corrente “dedicato”, anche per gli adempimenti di natura fiscale, necessario per il trasferimento su di esso dei titoli ai fini della loro liquidazione. Ciò anche in considerazione del fatto che al seguito della morte del de cuius si viene a creare una comunione ereditaria sui titoli caduti in successione e il diritto alla liquidazione spetta solamente dopo la loro vendita.

Da ultimo, in relazione alla domanda di risarcimento danni, il Collegio rileva che parte ricorrente individua il danno subito “nell’aggravio di costi – inerenti gli interessi, le spese legali e gli oneri tributari – addebitati alla società ingiunta” in relazione a due decreti ingiuntivi di cui la società era stata destinataria; decreti ingiuntivi che sarebbero stati evitati – afferma – se il ricorrente avesse potuto disporre tempestivamente delle somme di cui all’esse ereditario. Si deve osservare che parte ricorrente è citato quale fideiussore in uno dei due decreti ingiuntivi notificati alla società (quello da circa € 3.000,00). Tuttavia, dalla narrazione dei fatti risulta che i costi aggiuntivi in relazione a tale decreto ingiuntivo siano stati sopportati dalla società precettata e, dunque, da un soggetto separato ed indipendente rispetto a parte ricorrente. Danni che, quindi, non potrebbero nemmeno essere reclamati dal ricorrente ma dalla società.

Il Collegio evidenzia, altresì, che parte ricorrente nulla argomenta circa eventuali danni subiti in proprio, in via indiretta o riflessa, né fornisce informazioni circa lo stato patrimoniale della società atte a dimostrare che i decreti ingiuntivi non si sarebbero potuti evitare in altro modo. L’intermediario, al riguardo, rimarca come detti debiti fossero sorti anteriormente alla morte del de cuius e, quindi, in un momento in cui il ricorrente non poteva comunque fare affidamento sulle sostanze ereditari.

Ne consegue che la domanda di risarcimento danni non può trovare accoglimento.

 

Qui la decisione.

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