Valutazione della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 19 aprile 2021, n. 10258.

di Donato Giovenzana

 

In relazione al merito della controversia, secondo il Collegio arbitrale, occorre ricordare che è principio consolidato nelle decisioni dell’Abf che l’erede è legittimato ad agire per lo svincolo dei beni ereditari, sia per l’intero che, nel caso della presenza di più eredi, limitatamente alla propria quota (“il singolo coerede, indipendentemente da qualsivoglia concorrente volontà degli altri eredi, può pretendere la liquidazione dell’intero credito ereditario e, a maggior ragione, della propria quota di credito, senza che il debitore (i.e. l’intermediario) possa eccepire e richiedere l’intervento di tutti gli eredi”: cfr., per tutti, la decisione di questo Collegio n. 9774/2019, sulla scia di quella del Collegio di Coordinamento n. 27252/2018 e di Cass., ord., n. 2741/2017). Naturalmente, a questi fini, è necessario che colui che assume di essere erede fornisca la prova, ai sensi dell’art. 2697 c.c., oltre che del decesso del de cujus, anche della sua qualità di erede di quest’ultimo (cfr. Collegio di Coordinamento n. 27252/2018 e, in termini generali, Cass. SU n. 12065/2014).

Nel caso di specie, sono state acquisite agli atti le dichiarazioni di successione relative alla Sig.ra G.R. (deceduta in data 21/09/2013) e al marito di questa Sig. C.P. (deceduto in data 01/12/2017). In particolare, dalla prima dichiarazione risulta che alla Sig.ra G.R. sono succeduti il coniuge, Sig. C.P. e la sorella germana della de cujus Sig.ra A.R; dalla seconda dichiarazione risulta quale unica erede la nipote odierna ricorrente, stante l’avvenuto decesso anche della Sig.ra A.R. alla data di apertura della successione del Sig. C.P.. Questi documenti, la cui presentazione è necessaria affinché l’intermediario possa procedere allo svincolo dei beni ereditari (cfr. art. 48, co. 2, d.lgs. n. 346/1990, t.u. delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e sulle donazioni), non sono tuttavia sufficienti a comprovare la qualità di erede, essendo, in linea di principio, imprescindibile, al fine anzidetto, anche la produzione di un atto notorio che lo attesti (cfr., in tal senso, ancora Cass. SU n. 12065/2014; tra le decisioni di questo Collegio cfr., ad es., quella n. 23009/2019).

Per completezza, va ricordato che un diverso orientamento ritiene soddisfatta questa condizione anche con la produzione, in luogo dell’atto di notorietà, di una semplice dichiarazione sostitutiva di questo ex artt. 46 e 47 d.p.r. n. 445/2000 (in questo senso cfr., ad es., la decisione del Collegio di Bologna n. 6787/2018), anche se, per la verità, questa dichiarazione, di per sé, esaurisce i suoi effetti nel diverso ambito dei rapporti con la P.A. e nei relativi procedimenti amministrativi, mentre, ai sensi dell’art. 2 d.p.r. cit., la produzione della dichiarazione sostitutiva in vece dell’atto di notorietà è consentita solo se i privati vi consentano (v. ancora le citate decisioni di Cass. SU n. 12065/2014 e di questo Collegio n. 23009/2019).

Con il provvedimento reso in data 09/03/2021 il Collegio milanese, sospendendo il presente procedimento, aveva disposto che “la parte ricorrente produca l’atto di notorietà relativo alla sua qualità di unica erede ovvero di coerede, in tal caso indicando anche gli altri coeredi”. La ricorrente ha trasmesso (oltre alle due dichiarazioni di successione più volte menzionate) non l’atto di notorietà, ma la dichiarazione sostitutiva dello stesso, pur se contenente le indicazioni richieste.

Se ne dovrebbe conseguentemente dedurre, ai fini che qui interessano, l’insufficienza del documento depositato. Tuttavia la rigidità di queste conseguenze può essere mitigata facendo applicazione dei principi enunciati in proposito dal Supremo Collegio (cfr. Cass. SU 12065/2014), secondo cui “il giudice, in presenza della produzione della suddetta dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, deve adeguatamente valutare, anche ai sensi della nuova formulazione dell’articolo 115 c.p.c., come novellato dalla Legge 18 giugno 2009, n. 69, articolo 45, comma 14, in conformità al principio di non contestazione, il comportamento in concreto assunto dalla parte nei cui confronti la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà viene fatta valere, con riferimento alla verifica della contestazione o meno della predetta qualità di erede e, nell’ipotesi affermativa, al grado di specificità di tale contestazione, strettamente correlato e proporzionato al livello di specificità del contenuto della dichiarazione sostitutiva suddetta”. Muovendo da questa prospettiva, nel caso di specie, risulta che la Segreteria abbia trasmesso la dichiarazione sostitutiva all’intermediario, il quale non ha sollevato in proposito alcuna contestazione. Del resto, anche dalle difese precedentemente svolte dal convenuto non risulta la contestazione della qualità di erede della ricorrente, ma soltanto l’allegazione di circostanze che anzi tale qualità presuppongono (es. la necessità di una richiesta congiunta da parte di tutti i coeredi per lo svincolo in esame).

In conclusione, il ricorso deve essere accolto, disponendosi che l’intermediario provveda a svincolare il compendio ereditario di competenza dell’attrice.

 

Qui la decisione.

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