Il reato configurabile in presenza dell’illecito del bancario, che si appropria delle diponibilità del cliente/correntista.



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Nota a Cass. Pen., Sez. IV, 16 luglio 2021, n. 27444.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte – pur annullando senza rinvio agli effetti penali la sentenza impugnata, ferme le statuizioni civili e la condanna al pagamento di quelle sostenute dalla banca – ha precisato – a proposito dell’ipotesi di reato contestata – che

la Corte di Lecce, richiamando copiosa giurisprudenza di legittimità sul punto, ha correttamente escluso la possibilità di inquadrare la fattispecie di reato contestata …… nell’ipotesi di appropriazione indebita, sia perché nella nozione di possesso possono rientrare vari casi di detenzione, ma sempre “nomine proprio” e non “nomine alieno”, sia perché il mero dipendente bancario non ha alcuna disponibilità autonoma delle somme depositate sui conti correnti dei clienti, di proprietà dell’istituto di credito ai sensi dell’art.1834 c.c.

Per il che il reato che si configura allorquando un bancario si appropria delle disponibilità di pertinenza del cliente/correntista non è quello di appropriazione indebita –  perché non possiede “nomine proprio” -, bensì quello di furto, in quanto dette disponibilità vengono detenute “nomine alieno“.

 

Qui la sentenza.

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