La disciplina dell’art. 119 TUB: la distinzione tra i documenti sintetici (ex commi 1 e 2) e quelli inerenti alle singole operazioni (ex comma 4).



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Nota a ABF, Collegio di Napoli, 12 maggio 2021, n. 12261.

di Donato Giovenzana

 

La questione sottoposta all’attenzione del Collegio concerne la richiesta della società ricorrente di ottenere, ai sensi dell’art. 119 Tub, la documentazione contabile per il periodo 2006-2009, relativa ad un conto corrente di cui risulta intestataria ed in relazione al quale la resistente richiedeva, tra l’altro, il ripianamento dell’esposizione debitoria maturata ritenendo che, essendo trascorso il termine di dieci anni dall’apertura del conto corrente, non sia tenuto a produrre la documentazione richiesta.

In particolare, l’istante evidenzia che, non disponendo di tale documentazione, non riesce a ricostruire il saldo debitore della sua esposizione; dal canto suo, la banca ha provveduto a trasmettere gli estratti conto relativi agli ultimi dieci anni a far data dalla richiesta formulata dal ricorrente, richiamando in tal senso l’art. 119 Tub, che limita il diritto del cliente ad ottenere copia documentazione alle (“singole”) operazioni compiute negli ultimi dieci anni.

È d’uopo ricordare, con specifico riferimento agli estratti conto, il disposto sia dell’art. 119, comma 2°, Tub, secondo cui “in ordine ai rapporti regolati in conto corrente, l’estratto conto è comunicato al cliente con periodicità annuale o, a scelta del cliente, con periodicità semestrale, trimestrale o mensile”, sia dell’art. 2220 c.c. – rubricato “conservazione delle scritture contabili” – per il quale “le scritture devono essere conservate per dieci anni dalla data dell’ultima registrazione”. Entrambe le disposizioni testé citate prevedono il termine decennale per la conservazione dei documenti.

Ebbene, la giurisprudenza di legittimità esclude che gli estratti conto siano sussumibili nella species delle scritture contabili, sull’assunto che queste ultime risulterebbero essere soltanto quelle indicate dell’art. 2214, comma 1°, c.c., ossia: il libro giornale ed il libro inventari.

Tale orientamento è stato puntualizzato da una parte della dottrina nel senso che gli estratti conto neppure possono considerarsi quali “altre scritture contabili” richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa ai sensi art. 2214, comma 2°, c.c., in quanto non è estendibile alle stesse la disciplina processuale dell’efficacia probatoria delle scritture contabili: ai sensi del comb. disp. degli artt. 1832 e 1857 c.c., l’estratto conto comunicato e non opposto è efficace per entrambe le parti del rapporto sia in forza della sua tacita approvazione sancita dalla legge, sia in ragione della sua stessa comunicazione.

Movendo da queste premesse, l’orientamento in questione esclude la possibilità di applicare agli estratti conto il particolare regime delle scritture contabili e, in particolare, l’art. 2709 c.c.

Se ne deduce che l’efficacia probatoria degli estratti conto si deve alla storicità ed al contenuto delle operazioni annotate sugli stessi che non possiedono valore di prova diretta dei contratti (Cass., 21.7.2009, n. 16971); onde, “la corretta qualificazione giuridica relativa al rapporto che intercorre tra la banca ed il cliente si sussume, ai sensi dell’art. 1856 c.c., quale rapporto di mandato. Infatti, la banca assume il ruolo di mandataria del cliente e pertanto, ai sensi dell’art. 1713 c.c. è tenuta a rendicontare al cliente le operazioni compiute per suo conto” (così, Cass., 31.10.2008, n. 26314; Cass., 7.8.2009, n. 18107).

Con riferimento al dies a quo relativo alla conservazione degli estratti conto, fermo restando il termine decennale previsto ex lege, la giurisprudenza di legittimità stabilisce che è da prendere in considerazione quale termine iniziale la conclusione del mandato o la chiusura del rapporto di conto corrente (Cass., 22.8.1985, n. 4480), tenendo presente che il mandato è un rapporto giuridico unitario quantunque articolato in più atti esecutivi (Cass., 9.4.1984, n. 2262; Cass., 14.5.2005, n. 1590). Va anche ricordato che la Suprema Corte ha più recentemente stabilito (20.1.2017, n. 1584) che “Nei rapporti bancari in conto corrente – ontologicamente caratterizzati dall’esplicazione di un servizio di cassa, in relazione alle operazioni di pagamento o di riscossione di somme da effettuarsi, a qualsiasi titolo, per conto del cliente – una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione a carico del correntista di interessi ultra legali, ovvero anatocistici, la banca ha l’onere di produrre gli estratti conto a partire dall’apertura. L’intermediario creditizio non può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’inesistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni. Infatti, non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di provare il credito vantato nei confronti del cliente”.

Tale impostazione è stata seguita e puntualizzata da una recente giurisprudenza di merito: la quale, movendo dall’esatta premessa che l’art. 119 Tub fornisca un supplemento di tutela al correntista non segnando invece una sua limitazione, ravvisa nella norma testé citata la previsione di due distinti obblighi a carico della banca: la rendicontazione del proprio operato (commi 1° e 2°), attraverso (ad esempio) gli estratti conto, non soggetta a limiti temporalila conservazione della documentazione inerente alle singole operazioni, che invece non può essere opposta trascorsi dieci anni dall’esecuzione dell’operazione stessa.

In questa chiave, la stessa giurisprudenza soggiunge che, già dalla lettura della norma, risulta evidente la distinzione tra i documenti sintetici (menzionati al 1° e al 2° comma dell’art. 119 Tub) e i documenti inerenti alle singole operazioni (menzionati al 4° comma dell’art. 119 Tub); e le due categorie sono soggette ad una disciplina profondamente diversa, avendo natura giuridica e funzione del tutto distinte: nei documenti sintetici sono raggruppate le operazioni compiute in un determinato periodo, con lo scopo di rappresentare in maniera chiara e sintetica tutti i rapporti di debito/credito tra le parti.

Peraltro, per i rapporti regolati in conto corrente il 2° comma dell’art. 119 Tub espressamente prevede che tale documento di sintesi sia rappresentato dagli estratti conto, che la banca è tenuta a conservare di tali documenti dall’apertura del contratto fino alla sua chiusura. Ciò in quanto, diversamente opinando, il cliente sarebbe privato “del diritto all’informazione e, conseguentemente, significherebbe far venire meno l’obbligo di trasparenza della banca”; di guisa che, secondo tale indirizzo, la limitazione ai dieci anni anteriori costituirebbe previsione specificamente dettata soltanto per i documenti relativi alle singole operazioni (ad es. copie degli assegni, bonifici, prelievi dello sportello o dei versamenti), non dovendo essere quindi estesa, impropriamente, anche ai documenti sintetici di cui al 1° ed al 2° comma del 119 Tub, soprattutto in assenza di una esplicita volontà legislativa in tal senso) (in questi termini v., ad es., Trib. Napoli, 19.6.2019, 31.1.2019 e già 21.3.2014; Trib. Bari, 7.10.2020 e Trib. Catania 14.1.2020). A questo orientamento della giurisprudenza di merito si sono recentemente adeguati taluni Collegi Abf (cfr. ABF Roma, nn. 1045/2020 e 3274/2020), evidenziando che la richiesta degli estratti conto non è soggetta al limite temporale decennale poiché tale documentazione costituisce un resoconto delle operazioni del conto; del resto, gli estratti conto neppure “rappresentano la «documentazione inerente le singole operazioni», secondo il disposto del citato art. 119, comma 4, TUB, ma costituiscono, esclusivamente, per il cliente un resoconto sulle movimentazioni di conto che, ai sensi del secondo comma dell’art. 119 TUB, viene inviato al cliente con periodicità al cliente”.

In considerazione dei motivi che precedono e, in specie della finalità informativa degli estratti conto relativi ad un rapporto di conto corrente per giunta ancora in essere nel caso di specie, in accoglimento del ricorso, il Collegio dichiara l’intermediario tenuto a procurare alla società istante i rendiconti relativi al periodo 2006-2009 inerenti al rapporto di conto corrente intestato alla medesima.

 

Qui la decisione.

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