Protesto illegittimo di assegno bancario: il danno risarcibile non è “in re ipsa”, ma deve essere allegato e comprovato.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 12 maggio 2021, n. 12572.

di Donato Giovenzana

 

Secondo il ricorrente la semplice levata del protesto determina un danno risarcibile che, dunque, dovrebbe ritenersi esistente e provato in re ipsa.

Per la Suprema Corte, tale affermazione non è condivisibile perché si scontra con i consolidati principi affermati nella materia in esame dalla giurisprudenza di legittimità. Sul punto, è necessario ricordare che, in tema di responsabilità civile derivante da pregiudizio all’onore ed alla reputazione, il danno risarcibile non è “in re ipsa” e va pertanto individuato, non nella lesione del diritto inviolabile, ma nelle conseguenze di tale lesione, sicché la sussistenza di tale danno non patrimoniale deve essere oggetto di allegazione e prova, e la sua liquidazione deve essere compiuta dal giudice sulla base non di valutazioni astratte ma del concreto pregiudizio presumibilmente patito dalla vittima, per come da questa dedotto e provato (cfr. Sez. 3, Ordinanza n. 31537 del 06/12/2018: nella specie, la Cassazione ha cassato la sentenza di merito che aveva accolto la domanda di risarcimento del danno derivante dall’illegittimo protesto di un assegno sulla base dell’astratta affermazione che tale illecito avrebbe potuto “verosimilmente” pregiudicare la stima e la reputazione di cui gli attori godevano, senza precisare quale fosse tale stima, in quali ambienti fosse goduta e se in essi si fosse propagata la notizia del protesto).

È stato altresì precisato sempre dalla giurisprudenza di legittimità che “In tema di risarcimento del danno da protesto di assegno bancario, la semplice illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine all’esistenza di un danno alla reputazione, non è di per sè sufficiente al risarcimento, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del danno, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, oltre alla mancanza di un’efficace rettifica, fermo restando l’onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l’esistenza e l’entità del pregiudizio, come la lesione di un diritto della persona, sotto il profilo dell’onore e della reputazione, o la lesione della vita di relazione o della salute” (così, verbatim Sez. 1, Sentenza n. 23194 del 11/10/2013; v. anche: Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 21865 del 24/09/2013).

Ne consegue che il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come nel caso di lesione al diritto alla reputazione quale conseguenza di un ingiusto protesto, non è in re ipsa, ma costituisce un danno conseguenza, che deve essere allegato e provato da chi ne domandi il risarcimento.

 

 

Qui l’ordinanza.

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