Esclusione della necessità del consenso del debitore ceduto nelle operazioni di cessione in blocco (ai sensi dell’art. 58 TUB).



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 5 marzo 2021, n. 6022.

di Donato Giovenzana

 

Il ricorrente si lamenta della intervenuta cessione del rapporto di conto corrente, da parte dell’intermediario convenuto, ad altro intermediario, “assolutamente a lui sconosciuto e dallo stesso mai autorizzato” e della impossibilità di utilizzare le somme accreditate sul conto “sin dal dicembre dell’anno 2017 e per almeno i successivi sei mesi”; in relazione a ciò, chiede il risarcimento del danno asseritamente patito e la riapertura del conto corrente originariamente intrattenuto con l’intermediario resistente.

Rileva il Collegio che il conto corrente oggetto del presente ricorso è stato oggetto di una cessione in blocco ex art. 58 TUB, perfezionatasi in data 09/12/2017 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14/12/2017; ed in riferimento alla necessità del consenso del (singolo) ricorrente ai fini della cessione del proprio rapporto, va rammentato che “il consenso del contraente ceduto è […] previsto dalla regola generale civilistica espressa nell’art. 1406 c.c. È però noto come tale regola sia derogata dall’art. 2558 c.c. in tema di contratti aziendali e che l’art. 58, comma 6° TUB, che è la norma direttamente applicabile alla fattispecie in esame ricalca il modello dell’art. 2558 c.c. prescindendo dal consenso del contraente ceduto al quale viene data invece la possibilità di recesso per giusta causa” (v. Collegio di Milano decisione n. 3700/2012).

In relazione alla questione, pure posta dal ricorrente, della (mancata) comunicazione della intervenuta cessione, le Istruzioni di Vigilanza per le banche (Circolare n. 229 del 21 aprile 1999, TITOLO III – Capitolo 5, Sez. II, par. 1) e le Disposizioni di trasparenza (sezione IV, § 1) pongono in capo alla banca cessionaria, l’onere di comunicare il trasferimento del contratto al singolo soggetto interessato.

Ad ogni buon conto, è in atti la comunicazione del 03/11/2017, con cui entrambi gli intermediari (cedente e cessionario) hanno preavvisato il cliente del trasferimento ex art. 58 TUB del rapporto di conto corrente, dando atto del nuovo IBAN, della possibilità di utilizzare gli stessi strumenti di pagamento in suo possesso fino alla scadenza, nonché del trasferimento automatico degli addebiti e degli accrediti ricorrenti, ivi compresa la pensione; inoltre, l’intermediario produce schermata della sezione “DOL – documenti on line” dell’Internet banking del ricorrente, da cui emerge che quest’ultimo avrebbe avuto a disposizione tale comunicazione a partire dal 09/11/2017 e quindi 30 giorni prima della cessione, perfezionatasi il 09/12/2017 ed il numero della comunicazione indicato nella schermata coincide con quello riportato nel preavviso di cessione; sul punto, il ricorrente, che ha regolarmente ricevuto le controdeduzioni con la documentazione allegata, non ha replicato.

Quanto all’asserita impossibilità di utilizzare il conto corrente dopo la cessione, “per lungo tempo, sin dal dicembre dell’anno 2017 e per almeno i successivi sei mesi”, dalla denuncia-querela in atti emergerebbe che da dicembre 2017 (mese in cui è avvenuta la cessione) il ricorrente non avrebbe potuto effettuare prelievi con la “carta bancomat” in suo possesso, in quanto la stessa “come tutti gli altri servizi” sarebbe stata “disabilitata”, come anche che non avrebbe avuto “alcun accesso” al conto corrente dopo la cessione.

Secondo l’Abf, al di là della circostanza che il ricorrente, a dimostrazione di tali lagnanze, non produce alcuna documentazione a supporto, appare evidente che, in ogni caso, si tratterebbe di questioni riguardanti il rapporto con l’intermediario cessionario, tuttavia non convenuto dinanzi all’Arbitro, e pertanto non scrutinabili.

Con riferimento, infine, alla domanda di “ripristino” del conto corrente originario, rileva il Collegio che la stessa è stata formulata per la prima volta in sede di ricorso, dovendo pertanto ritenersi inammissibile, pur potendosi constatare che l’intermediario, in sede di controdeduzioni, si è dichiarato disponibile, ove il cliente “ritenesse di voler mantenere i rapporti” con la resistente, a prendere in considerazione “una nuova richiesta in tal senso”.

Il ricorso è stato respinto.

 

 

Qui la decisione.

 

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