Sull’utilizzo della corretta causale per il protesto di a/b denunciato smarrito/sottratto (la cui firma risulti “leggibile”).



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Nota a ABF, Collegio di Roma, 22 settembre 2020, n. 16353.

di Donato Giovenzana

 

La controversia concerne la sussistenza di profili di responsabilità della banca trattaria in ordine alla levata del protesto con riferimento a due assegni, facenti parte del carnet a suo tempo rilasciato al ricorrente e da quest’ultimo mai restituito – come incontestato tra le parti – nonostante la chiusura del rapporto, per quanto provato dall’intermediario.

È appena il caso di precisare che, nonostante la mancanza di spunta della parte del modulo di chiusura del rapporto di conto corrente relativamente al carnet di assegni, ad ogni modo e senza dubbi, alla chiusura del conto sono cessati tutti i servizi collegati al rapporto di conto corrente, tanto che la resistente ha disposto il blocco in CAI degli assegni a far data dal 21 novembre 2017 e che ciò non è in contestazione.

È stato altresì dimostrato dalla documentazione delle parti che l’inoltro alla resistente della denuncia del furto del carnet è avvenuta soltanto in data 01.08.2019, sebbene essa fosse priva della indicazione della numerazione dei moduli di assegno oggetto di furto, tanto che la resistente ha chiesto un’integrazione, poi pervenuta in data 05.08.2019.

Tanto premesso, in punto di diritto si rammenta che l’art. 46 della legge assegni dispone che il protesto debba essere levato «prima che sia spirato il termine di presentazione» dell’assegno (8 giorni dalla data di emissione, estesi a 15 in caso di assegno c.d. fuori piazza) e che l’art. 65 indica tra gli elementi del protesto «l’oggetto delle richieste, il nome della persona richiesta, le risposte avute o i motivi per i quali non se ne ebbe alcuna».

Si applica altresì al caso di specie la Circolare n. 3512/c del 30 aprile 2001, emanata dal Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato e indirizzata, fra gli altri, alle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura e alla Banca d’Italia, la quale all’Allegato 1 prevede le causali di protesto.

Dall’analisi di entrambi i titoli presentati all’incasso emerge una non perfetta leggibilità delle firme di traenza sui titoli protestati, ma una certezza in ordine alla non riconducibilità delle suddette firme al ricorrente, per cui a prescindere dal momento in cui parte resistente sia venuta a conoscenza del furto dei titoli rispetto al momento del protesto – si precisa a riguardo che il Collegio ritiene provata la circostanza della conoscenza, da parte dell’intermediario, del furto di entrambi i titoli in contestazione prima della levata del protesto – questo non poteva che essere levato nei confronti del firmatario, ben essendo, al contrario, in grado di comparare la sottoscrizione sui titoli con lo specimen del correntista titolare del carnet.

In applicazione, pertanto, delle indicazioni di cui all’allegato 1 della Circolare n. 3512/c del 30 aprile 2001, valutate in combinato disposto con l’art. 11 della Legge assegni, si deve ritenere che quando, come nel caso di specie, la sottoscrizione non è conforme allo specimen – ed è, inoltre, illeggibile – manca ogni segno esteriore di riferibilità dell’obbligazione cartolare al titolare del conto. Escludendo così di diritto che quest’ultimo possa assumere la qualità di “debitore” cambiario e che si realizzino i presupposti per la levata del protesto nei suoi confronti, con conseguente inserimento del nominativo dei suoi dati identificativi nell’atto di protesto e nel relativo registro informatico (art. 3, comma 2, l. 12 febbraio 1955, n.77), ritenendosi, ai sensi del citato art. 11, che affinché il correntista possa essere cartolarmente obbligato al pagamento di un assegno tratto sul suo conto, è necessario che la firma di traenza soddisfi i requisiti di chiarezza, univocità e certezza specificamente richiesti dal legislatore per essere a lui riferita.

Tanto premesso il Collegio accerta l’illegittimità del comportamento dell’intermediario per aver levato il protesto nei confronti del correntista, anziché del firmatario del titolo e per l’effetto dispone che la banca si attivi affinché i codici dei protesti siano rettificati da 32 e 35 a 37.

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La decisione in esergo conferma che il protesto di assegni con sottoscrizione leggibile, ma diversa dallo specimen del correntista, deve essere levato nei confronti del firmatario apparente; e ciò in linea con i precedenti espressi dalla Suprema Corte al riguardo, secondo cui, in tali ipotesi, l’azienda di credito non può limitarsi a rifiutare il pagamento del titolo perché denunciato come smarrito o rubato, ma ha l’obbligo di evidenziare al pubblico ufficiale procedente che il titolare del conto è un soggetto differente da quello il cui nome figura nella sottoscrizione dell’assegno, ovvero che a nome di quest’ultimo nessun conto di traenza esiste presso di essa.

Ed invero il problema che si pone in detti casi, in cui il titolo sia stato abusivamente tratto da terzi utilizzatori a seguito di smarrimento o di sottrazione in danno del titolare del conto, atteso che l’assegno non può essere pagato dalla banca trattaria, pur tenendo conto che le causali di protesto danno evidenza alla circostanza della sottrazione, consiste nel rischio cui va incontro il correntista di vedere il suo nominativo inserito nelle banche dati dei protesti, con le poco piacevoli conseguenze pregiudizievoli.

Per il che, secondo un orientamento giurisprudenziale condivisibile e del tutto maggioritario (che trae origine da Cass. 2936/1974), viene fatta una distinzione fra l’ipotesi in cui il titolo rechi la sottoscrizione contraffatta del correntista, o anche un fregio illeggibile e quella in cui, invece, sussista una firma riconducibile ad un nominativo diverso, come nella fattispecie in esame.

Solo nel primo caso, secondo detto consolidato orientamento, il protesto andrebbe elevato a nome del cliente della banca, dovendosi invece, nella seconda ipotesi, procedere nei confronti del soggetto cui la firma è riferibile. E’ del tutto evidente la ratio di evitare all’incolpevole correntista il discredito derivante dalla pubblicazione del suo nominativo in ragione di una sottoscrizione di traenza riferibile a terzi. Tale elaborazione giurisprudenziale ha peraltro trovato “consacrazione” nella Circolare Min. 30 aprile 2001, n. 3512/c, che ha precisato le causali di rifiuto del pagamento degli assegni bancari.

Ed invero se la causale n. 35 – assegno recante una firma di traenza illeggibile e non corrispondente allo specimen – ha previsto che il protesto venga elevato a nome del correntista, così come la n. 36 – firma di traenza relativa al correntista, ma contraffatta e non conforme allo specimen -, invece, la successiva causale n. 37 – firma di traenza non rispondente al nominativo del correntista, ma ad un nominativo diverso – ha stabilito che l’elevazione dell’atto di protesto avvenga a carico dell’apparente sottoscrittore del titolo di credito.

 

 

Qui la decisione.

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