La Cassazione si pronuncia sulla sorpresa dell’uovo di Pasqua.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 1 marzo 2021, n. 5558.

di Antonio Zurlo

A giudizio della Sesta Sezione Civile, la società opponente, che aveva messo in vendita uova pasquali, contenenti giocattoli, prive dell’avvertenza “Contiene giocattolo. Si raccomanda la sorveglianza di un adulto”, sì come imposta dall’art. 10, commi 4 e 5, del D.lgs. n. 54/2011, deve essere scientemente qualificata (ai fini previsti dall’art. 31, comma 7, del d.lgs. n. 54 cit.) alla stregua di “distributore del prodotto”; invero, come chiarito dall’art. 3, n. 6, della Direttiva 2009/48/CE (della quale il prefato decreto costituisce attuazione), è da considerarsi tale la persona, fisica o giuridica, diversa dal fabbricante o dall’importatore, che, nella catena della fornitura, metta il giocattolo a disposizione del mercato, ed è, consequenzialmente, obbligato ad apporre (o a verificare, con la dovuta attenzione, prima che il prodotto sia messo in vendita, che siano apposte) le avvertenze in tema di sicurezza e, più in generale, quelle che (proprio come la pericolosità del prodotto per i minori) possano determinare la decisione di acquistare il giocattolo.

Quanto al resto, il principio posto dall’art. 3 della l. n. 689/1981, per cui, per le violazioni amministrativamente sanzionate, sia richiesta la coscienza e volontà della condotta attiva od omissiva (contestualizzando nel caso in esame, il fatto di aver messo in vendita le uova pasquali contenenti giocattoli prive dell’avvertenza prescritta), sia essa dolosa o colposa, postula una presunzione di colpa, in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso, non essendo necessaria la concreta dimostrazione del dolo o della colpa in capo allo stesso agente, sul quale grava l’onere di comprovare di aver agito senza colpa[1]. Nel caso di specie, il tribunale aveva accertato la superabilità dell’erronea supposizione in cui la società opponente aveva assunto di essere incorsa (ovverosia, che le uova di cioccolato che ha messo in vendita non contenevano giocattoli al loro interno) con l’impiego dell’ordinaria diligenza, trattandosi di un prodotto alimentare che, «a prescindere dall’apparenza esteriore dell’imballaggio», «sovente contiene, secondo la comune esperienza, gadget et similia quali so prese pasquali».

 

 

Qui la pronuncia.


[1] V. Cass. n. 11777/2020.

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