Anche i professionisti con la partita IVA possono essere consumatori.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 10 marzo 2021, n. 6578.

di Antonio Zurlo 

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Terza Sezione Civile ha esteso la tutela consumeristica all’imprenditore e al professionista con la partita IVA.

Invero, giusta principio consolidato in seno alla giurisprudenza di legittimità, ai fini dell’assunzione della veste di “consumatore” l’elemento significativo non è il “non possesso”, da parte della “persona fisica” contraente con una controparte “operatore commerciale”, della qualifica di “imprenditore commerciale”, bensì lo scopo (da intendersi, obiettivato o obiettivabile) avuto di mira dall’agente nel momento della conclusione del contratto, con la conseguenza che la stessa persona fisica svolgente attività imprenditoriale o professionale debba considerarsi “consumatore” ove abbia concluso un contratto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’esercizio di dette attività[1].

Nel caso di specie, nell’affermare che «l’apposizione della partita IVA sul contratto rappresenta un indicatore evidente della circostanza che la parte è un operatore professionale e, dunque, non un consumatore, con la conseguenza che è impossibile applicare allo stesso i diritti di recesso o la disapplicazione automatica di clausole vessatorie prevista dal codice del consumo» la Corte territoriale ha disatteso il suindicato principio. Atteso che l’odierno ricorrente svolge pacificamente l’attività professionale di notaio e, al contempo, non risultando accertato e indicato che abbia acquistato l’autovettura de qua al fine (esclusivo) di esplicazione della medesima (in luogo della soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee al relativo esercizio), va osservato che, diversamente da quanto affermato nell’impugnata sentenza, nemmeno la mera indicazione nel contratto – tra le indicazioni delle sue generalità – della partita IVA possa assumere invero rilievo decisivo al fine di escludersi che il medesimo possa considerarsi “consumatore” e, conseguentemente, l’applicazione nel caso della relativa disciplina di tutela.

 

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. 05.05.2015, n. 8904; Cass. 04.11.2013, n. 24731; Cass. 18.09.2006, n. 20175. Cfr. altresì, con riferimento alla fideiussione, Cass. 15.10.2019, n. 25914.

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