Il giudice nazionale deve “giudicare” anche l’inadempimento del proprio Stato membro (nel caso di scorretto recepimento di una direttiva).



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Nota a CGUE, 17 marzo 2021, C-64/20.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima sentenza in oggetto, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha statuito il seguente principio di diritto:

«L’articolo 288 TFUE dev’essere interpretato nel senso che osta a che un giudice nazionale il quale, nell’ambito di un procedimento previsto a tal fine dal diritto interno, constati che lo Stato membro al quale appartiene non ha adempiuto il proprio obbligo di recepire correttamente la direttiva 2001/82/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali veterinari, come modificata dalla direttiva 2004/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, rifiuti di adottare, per il motivo che la normativa nazionale gli sembra conforme al regolamento (UE) 2019/6 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, relativo ai medicinali veterinari e che abroga la direttiva 2001/82 – regolamento che abroga tale direttiva e che sarà applicabile a decorrere dal 28 gennaio 2022 – una dichiarazione giurisdizionale secondo la quale tale Stato membro non ha correttamente recepito detta direttiva ed è tenuto a rimediarvi.».

 

 

Qui il comunicato.

Qui la sentenza.

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