Piove sempre sul bagnato: quando l’evento meteorologico può essere caso fortuito.



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Nota a Cass. Civ., Sez. Un., 26 febbraio 2021, n. 5422.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recente sentenza, le Sezioni Unite hanno riaffermato il principio per cui, affinché un evento meteorologico, anche di notevole intensità, possa assumere rilievo causale esclusivo e, dunque, di caso fortuito ai sensi dell’art. 2051 c.c., occorre potergli riconoscere i caratteri dell’eccezionalità e della imprevedibilità[1].

Ne deriva che il carattere eccezionale di un fenomeno naturale, nel senso di una sua ricorrenza saltuaria anche se non frequente, non sia di per sé sufficiente a configurare tale esimente, in quanto non ne esclude la prevedibilità in base alla comune esperienza[2]. In tal senso, dunque, l’imprevedibilità, alla stregua di un’indagine ex ante e di stampo oggettivo in base al principio di regolarità causale, «va intesa come obiettiva inverosimiglianza dell’evento», mentre l’eccezionalità è da «identificarsi come una sensibile deviazione (ed appunto eccezione) dalla frequenza statistica accettata come “normale”.».

Ciò premesso, l’accertamento del “fortuito”, rappresentato dall’evento naturale delle precipitazioni atmosferiche, deve essere essenzialmente orientato da dati scientifici di stampo statistico (in particolare, i dati cc.dd. pluviometrici) riferiti al contesto specifico di localizzazione della res oggetto di custodia[3].

 

 


[1] Cfr. Cass. 22.11.2019, n. 30521; Cass. 01.02.2018, n. 2482; Cass. 28.07.2017, n. 18856.

[2] Cfr. Cass. 11.05.1991, n. 5267; Cass. n. 2482/2018.

[3] V. Cass. n. 2482/2018; Cass. n. 30521/2019.

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