La verifica della causa negoziale concreta.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 23 dicembre 2020, n. 23542.

di Donato Giovenzana

 

La controversia sottoposta all’esame del Collegio attiene alla asserita illegittimità della commissione applicata dall’intermediario per le spese successorie, ritenuta dalla parte istante non pattuita, né correttamente pubblicizzata, oltre che di importo sproporzionato.

L’intermediario resiste alla domanda, sottolineando come l’importo delle commissioni sia stato adeguatamente pubblicizzato nei Fogli Informativi vigenti all’epoca dei fatti, di cui ha offerto evidenza documentale, affissi presso tutte le proprie Filiali (circostanza che non viene, invece, provata) oltreché consultabili e scaricabili dal proprio sito internet. L’intermediario produce altresì una comunicazione, inviata al ricorrente in data 19/05/2020, con allegato il Foglio informativo. Relativamente a questo documento il Collegio rileva che esso reca una data successiva a quella dell’addebito in contestazione, di cui il ricorrente è venuto a conoscenza in data 18/05/2020. Non può dunque affermarsi con certezza che la clausola sia stata effettivamente portata a conoscenza del cliente, con conseguente illegittimità dell’addebito.

Ma anche a voler prescindere da ciò, in relazione a tale previsione contrattuale è necessaria una verifica della causa negoziale concreta.

Come il Collegio ha già avuto modo di statuire in una analoga vicenda (cfr. decisione n. 25851/2019) si ritiene, infatti, “di poter richiamare l’ormai consolidata giurisprudenza della Suprema Corte sulla causa c.d. concreta, vale a dire sulla causa contrattuale intesa “non come mera ed astratta funzione economico sociale del negozio bensì come sintesi degli interessi reali che il contratto è diretto a realizzare, e cioè come funzione individuale del singolo, specifico contratto, a prescindere dal singolo stereotipo contrattuale astratto”; con la conseguenza per cui, là dove tale funzione individuale non sia rinvenibile nel singolo caso di specie, il contratto o la singola clausola contrattuale possono essere dichiarati nulli, per illiceità o mancanza della causa anche in relazione a contratti “tipici” (cfr., in tale prospettiva, Cass. 10490/06; 16315/07; 10651/08; 24769/08; 346/2009; 8564/2009; 23941/09; in termini, Coll. Roma, dec. n. 267/2011, n. 4631/2013, n. 4575/2013). Nel caso di specie, la verifica della causa contrattuale concreta è giustificata dalla evidente sproporzione tra l’importo richiesto ed il servizio reso (servizio che con l’informatizzazione dei sistemi bancari può essere reso in maniera rapida e del tutto automatizzata); ciò che induce a ritenere la nullità della clausola che prevede la commissione sub judice risultando gravoso e incidente sull’equilibrio complessivo del contratto una commissione applicata secondo un criterio privo di giustificazione e tale da risultare in concreto palesemente abnorme”.

Pertanto, la domanda viene accolta per tutte le ragioni di cui sopra.

 

 

Qui la decisione.

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