Trattamento dei dati personali nel settore bancario.



2 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. I, 13 gennaio 2021, n. 368.

di Antonio Zurlo 

 

 

 

 

In tema di trattamento dei dati personali, il D.lgs. n. 196/2003 ha a oggetto della tutela anche i dati già pubblici o pubblicati, poiché colui che compie operazioni di trattamento di tali informazioni, dal loro accostamento, comparazione, esame, analisi, congiunzione, rapporto o incrocio, può ricavare ulteriori informazioni e, quindi, un valore aggiunto informativo, non estraibile dai dati isolatamente considerati, potenzialmente lesivo della dignità dell’interessato (ai sensi degli artt. 2 e 3, primo comma, Cost.), valore sommo a cui è ispirata la legislazione sul trattamento dei dati personali[1].

Nella gerarchia dei valori costituzionalmente tutelati la dignità dell’interessato è ritenuta preminente rispetto all’iniziativa economica privata che, secondo l’art. 41 Cost., non può svolgersi in modo da recare danno alla dignità umana[2]. Con specifico riferimento al trattamento dei dati, l’art. 11 D. lgs. n. 196/2003 prescrive che i dati personali (compresi quelli di natura soggettiva, come opinioni e valutazioni che rilevano soprattutto nel settore bancario, per la valutazione dell’affidabilità di chi richiede un prestito, o assicurativo o nel mercato del lavoro) devono essere trattati in modo lecito e secondo correttezza, essere pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati.

La sentenza impugnata non ha fatto buon governo dei principi esposti, limitandosi a evidenziare che la CRIF s .p.a. avesse inserito nel proprio archivio dati conformi e in linea con quelli risultanti dai pubblici registri e omettendo del tutto l’indagine sulle finalità del trattamento e, quindi, sulla pertinenza e non eccedenza di quest’ultimo rispetto alle prime. Non appare, del pari, rilevante, al fine di stabilire la pertinenza e la non eccedenza del trattamento dei dati, l’affermazione del Tribunale di Bologna che la CRIF S.p.a. non avesse elaborato i dati, né li avesse valutati nel merito. Il giudice di merito doveva, quindi, correttamente accertare se l’informazione che riguardava i ricorrenti fosse stata trattata in modo non pertinente e in modo eccedente rispetto alla finalità perseguita dalla CRIF s.p.a.

 

 

Qui la pronuncia.


[1] Cfr. Cass. 25 giugno 2004, n. 11864.

[2] Cfr. Cass. 8 agosto 2013, n. 18981.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap