La natura di norma imperativa dell’art. 1283 c.c. rende anche i garanti legittimati a far valere la nullità delle clausole anatocistiche eventualmente pattuite.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 16 febbraio 2021, n. 3873.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte ha precisato in subjecta materia

  • che nel contratto autonomo di garanzia il garante è legittimato a proporre eccezioni fondate sulla nullità anche parziale del contratto base per contrarietà a norme imperative, con la conseguenza che può essere sollevata anche da costui, nei confronti della banca, l’eccezione di nullità della clausola anatocistica, atteso che la soluzione contraria consentirebbe al creditore di ottenere, per il tramite del garante, un risultato che l’ordinamento vieta;

  • che il garante è legittimato a sollevare nei confronti della banca l’eccezione di nullità della clausola anatocistica atteso che la capitalizzazione, fondandosi su un uso negoziale, anziché normativo, ove non ricorrano le particolare condizioni legittimanti previste dall’art. 1283 cod. civ. (Cass. S.U. n. 21095/2004), deve ritenersi vietata per violazione di una norma cogente;

  • che non può neppure sostenersi, come sembra emergere dalla sentenza impugnata, che l’art. 1283 c.c. non costituisca una norma imperativa per il solo rilievo che nel nostro ordinamento il divieto di anatocismo non è assoluto, per essere quest’ultimo ammesso sia alle particolare condizioni previste dall’art. 1283 c.c., sia, per gli esercenti l’attività bancaria dall’art. 120 T.U.B., alle condizioni previste dall’art. 2 comma 2° delibera CICR 9 febbraio 2000 (medesima periodicità nella capitalizzazione degli interessi debitori e creditori);

  • che, infatti, proprio la circostanza che il divieto di anatocismo di cui all’art. 1283 c.c., ove non ricorrano le particolari condizioni ivi previste, sia derogabile solo in virtù di usi normativi contrari (o speciali disposizioni di legge come l’art. 120 T.U.B.) rende tale norma imperativa, in quanto dettata a tutela di un interesse pubblico;

  • che, in particolare, affinchè una norma possa ritenersi non imperativa è necessario che la deroga alla disciplina dalla stessa prevista sia ammessa per atto negoziale, come emerge dall’esame di alcune disposizioni del codice civile che fanno salvi, oltre agli usi, anche i patti contrari (vedi art. 1457 comma 10 c.c., che consente di chiedere l’esecuzione del contratto oltre il termine essenziale, dandone notizia all’altra parte entro tre giorni, “salvo patto o uso contrario”, o l’art. 1510 comma 1° c.c., che identifica, come luogo di consegna della cosa mobile nella vendita, quello dove la cosa stessa si trovava al momento del perfezionamento del contratto, se le parti ne erano a conoscenza “in mancanza di patto o di uso contrario”);

  • che, pertanto, la natura di norma imperativa dell’art. 1283 c.c. rende anche i garanti legittimati a far valere la nullità delle clausole anatocistiche eventualmente pattuite.

 

Qui la pronuncia.

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