Della segnalazione in Centrale Rischi.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 15 dicembre 2020, n. 28635.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte

  • come noto, ai fini della segnalazione a sofferenza la nozione di insolvenza che si ricava dalle Istruzioni emanate dalla Banca d’Italia, sulla base delle direttive del CICR, non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come deficitaria, ovvero come di grave difficoltà economica, senza, quindi, alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità; si deve quindi trattare di una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza.
  • E’ del tutto evidente, allora, che contrariamente a quanto ritenuto dalla ricorrente, nell’apprezzamento da compiersi circa l’esistenza di una sofferenza, ai fini della verifica circa la legittimità della segnalazione presso la Centrale Rischi, entri sicuramente in gioco la consistenza patrimoniale del debitore. E ciò ben si comprende: il dato di una ipotetica alterazione del patrimonio può infatti concorrere a determinare l’insorgenza di quella situazione di grave difficoltà economica in cui la stessa sofferenza, come si è visto, consiste; basti pensare al caso in cui il debitore proceda a una gratuita dismissione di cespiti di valore: tale evenienza si traduce, come è ovvio, nell’impossibilità, da parte di quel soggetto, di far fronte alla propria inadempienza attraverso la monetizzazione dei detti beni.
  • Risulta del resto significativo, in proposito, quanto affermato in sede di legittimità con riguardo all’insolvenza atta a giustificare la dichiarazione di fallimento. Occorre ricordare che la situazione di sofferenza è contigua a quella di insolvenza fallimentare, rappresentandone, in buona sostanza, una espressione attenuata (essa postula, come si è visto, una grave difficoltà economica, ma non una definitiva irrecuperabilità): la giurisprudenza di legittimità ha definito la situazione di sofferenza proprio muovendo da una “nozione levior rispetto a quella dell’insolvenza fallimentare”. Avendo dunque riguardo alla situazione di insolvenza, è da osservare che il dato di un assai marcato sbilanciamento tra l’attivo e il passivo patrimoniale accertati, pur se non fornisce, di per sé solo, la prova della detta insolvenza, potendo comunque essere superato dalla prospettiva di un favorevole andamento futuro degli affari, o da eventuali ricapitalizzazioni dell’impresa, nondimeno deve essere attentamente valutato, non potendosene per converso radicalmente prescindere, perché l’eventuale eccedenza del passivo sull’attivo patrimoniale costituisce, pur sempre, nella maggior parte dei casi, uno dei tipici fatti esteriori che, a norma dell’art. 5 l. fall., si mostrano rivelatori dell’impotenza dell’imprenditore a soddisfare le proprie obbligazioni. Ora, sarebbe incongruo ritenere che una situazione di insufficienza patrimoniale rilevi ai fini dell’insolvenza e non ai fini della meno grave situazione di sofferenza.
  • Una diversa conclusione non può trarsi da quanto disposto nella circolare n. 139 della Banca d’Italia sulla Centrale dei rischi, recante istruzioni per gli intermediari finanziari. E’ ivi previsto che alla categoria di censimento “sofferenze” vada ricondotta “l’intera esposizione per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equipara bili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall’azienda”. Viene poi aggiunto: “Si prescinde, pertanto, dall’esistenza di eventuali garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti”. A parte il rilievo per cui nella presente fattispecie non si fa questione della prestazione di una garanzia personale o reale, ma solo della rilevanza che assume, ai fini della segnalazione a sofferenza, la dismissione di un bene immobile (oggetto di conferimento in un fondo patrimoniale), occorre notare che la richiamata previsione ha un significato opposto a quello che intenderebbe conferirle la ricorrente. La prescrizione in esame deve essere infatti letta nella continuità logica che esprime, valorizzando il coordinamento della prima parte di essa con la seconda. Il senso della disposizione ricavabile da tale chiave di lettura è che, proprio in quanto la segnalazione a sofferenza non richiede una previsione di perdita, non rileva che una perdita possa essere astrattamente esclusa dalla presenza di garanzie reali o personali. Il che non significa affatto che l’intermediario, nel valutare se procedere o meno alla segnalazione, debba prescindere dal dato della riduzione del patrimonio del debitore.

Il ricorso è stato rigettato.

 

Qui la pronuncia.

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