Sulla corresponsabilità tra banca e correntista, relativamente al pagamento irregolare di un assegno di traenza, inviato per posta ordinaria.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 12 ottobre 2020, n. 17598.

di Donato Giovenzana

 

Oggetto di ricorso è un assegno di traenza il quale rappresenta, secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, una singolare species dell’assegno bancario consistente in un “modulo … appositamente predisposto”, da parte di una banca, con la “previsione di pagamento in favore del traente o di altro eventuale soggetto indicato come beneficiario”: la banca – che agisce in forza di una preesistente convenzione con il soggetto che ha ordinato l’emissione del titolo mettendo a disposizione la provvista necessaria – invia lo stesso al soggetto specificamente designato quale destinatario dell’emissione, autorizzando quest’ultimo ad apporvi la sua firma, appunto, per traenza.

Si afferma, inoltre, che tali caratteristiche, le quali rendono la tipologia di assegni in parola idonea a soddisfare le medesime finalità di un bonifico bancario, non incidono sulla disciplina applicabile al titolo che è quella di un normale assegno bancario tanto sotto il profilo del regime circolatorio, quanto per la possibilità di limitarne la circolazione apponendovi la clausola di intrasferibilità (come nel caso di specie).

Alla fattispecie in esame deve essere pertanto applicato il disposto dettato dall’art. 43 L. ass. in materia di assegno bancario non trasferibile, il quale al secondo comma stabilisce che “colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l’incasso risponde del pagamento”. In proposito, occorre ricordare che secondo l’indirizzo oggi maggioritario, accolto anche dalle S.U. della Cassazione, la responsabilità della banca negoziatrice deve essere ricondotta nell’alveo di quella contrattuale (in quanto derivante da contatto qualificato inteso come fatto idoneo a produrre obbligazioni ex art.1173 c.c.), con la conseguenza che “la banca negoziatrice che ha pagato l’assegno non trasferibile a persona diversa dall’effettivo prenditore è ammessa a provare che l’inadempimento non le è imputabile, per aver essa assolto alla propria obbligazione con la diligenza dovuta, che è quella nascente, ai sensi del 2° comma dell’art. 1176 c.c., dalla sua qualità di operatore professionale, tenuto a rispondere del danno anche in ipotesi di colpa lieve” (così Cass., S.U, 19881/2018).

Alla luce di quanto sopra esposto, occorre rilevare che nel caso di specie la banca negoziatrice (A) non può considerarsi completamente esente da responsabilità avendo tenuto un comportamento alquanto superficiale nell’identificare il soggetto presentatosi all’incasso come l’effettivo beneficiario, in quanto si è limitata a constatare l’identità dei nominativi senza dare alcun peso all’evidente difformità, riscontrabile ictu oculi, tra la firma del beneficiario apposta sull’assegno e quella risultante dalla carta d’identità della persona che ha ritirato l’importo dell’assegno, tenutosi altresì conto che trattandosi di persona sconosciuta maggiore doveva essere l’attenzione circa la correttezza dell’operazione. In tale prospettiva, deve pertanto riconoscersi che la banca negoziatrice ha contribuito in maniera rilevante alla causazione dell’evento pregiudizievole, per cui si ritiene che debba rimborsare alla parte ricorrente la somma di € 7.500,00, pari alla metà dell’importo illegittimamente riscosso da terzi.

Ma anche la banca emittente (B) non può dirsi totalmente priva di responsabilità, sia pure in concorso con il ricorrente. Se è vero che le modalità di spedizione dell’assegno sono state liberamente scelte dal cliente, il quale optando per il mezzo della posta ordinaria ha contribuito a determinare l’evento pregiudizievole, è altrettanto vero che sarebbe stato dovere dell’intermediario, in applicazione della regola di buona fede nell’esecuzione del contratto, avvertirlo della inadeguatezza dello strumento adottato, che avrebbe esposto il bonifico ai rischi di smarrimento o di furto, con conseguente improprio utilizzo dello stesso, come poi di fatto accaduto. Da ciò consegue che essa è tenuta a rimborsare alla parte ricorrente la somma di € 3.750,00, pari ad un quarto dell’importo sottratto con la riscossione del bonifico di € 15.000,00.

Il Collegio in parziale accoglimento del ricorso dispone che la banca negoziatrice corrisponda alla parte ricorrente la somma di € 7.500,00 e che la banca emittente corrisponda € 3.750,00.

 

 

Qui la decisione.

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