Abuso di posizione dominante da parte di una piattaforma online di prenotazione alberghiera: determinazione della competenza.



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Nota a CGUE, 24 novembre 2020, C-59/19.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima pronuncia in oggetto, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), chiamata a statuire se l’art. 7, punto 2, del Regolamento n. 1215/2012 si debba applicare o meno a un’azione diretta a inibire determinate pratiche messe in atto nell’ambito del rapporto contrattuale (che vincola l’attore al convenuto) e fondata su un’allegazione di abuso di posizione dominante (commesso da quest’ultimo, in violazione del diritto della concorrenza), ha statuito il seguente principio di diritto:

«L’art. 7, punto 2, del regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che esso si applica a un’azione diretta a inibire determinate pratiche messe in atto nell’ambito del rapporto contrattuale che vincola l’attore al convenuto e fondata su un’allegazione di abuso di posizione dominante commesso da quest’ultimo, in violazione del diritto della concorrenza.»

Più nello specifico, il giudice europeo rileva che l’applicabilità o dell’art. 7, punto 1, lett. a), o dell’art. 7, punto 2 del Regolamento n. 1215/2012 dipende dall’esame, da parte dell’Autorità Giurisdizionale adita, delle condizioni specifiche previste da tali disposizioni. Ne consegue che, laddove parte attrice si avvalga di una delle norme de quibus, sia necessaria una verifica, da parte dell’Autorità adita, sulla sussumibilità (o meno) delle pretese attoree, indipendentemente dalla loro qualificazione nel diritto nazionale, nella materia contrattuale oppure se, contrariamente, queste debbano considerarsi rientranti nella materia degli illeciti civili dolosi o colposi, ai sensi della suddetta disciplina regolamentare.

Di tal guisa, al fine di collegare una domanda alla «materia contrattuale», oppure alla «materia di illeciti civili dolosi», l’Autorità giurisdizionale deve esaminare l’obbligazione, «contrattuale» oppure da «illecito civile doloso o colposo», costitutiva la causa petendi. Di talché, un’azione rientra nella materia contrattuale, ai sensi dell’art. 7, punto 1, lett. a), del Regolamento n. 1215/2012, se l’interpretazione del contratto, che vincola il convenuto all’attore, appare indispensabile per stabilire la liceità o, per converso, l’illiceità del comportamento che il secondo rimprovera al primo; del tutto specularmente, nel caso in cui l’attore invochi, nell’atto introduttivo del ricorso, le norme sulla responsabilità da illecito civile doloso o colposo (ovverosia la violazione di un’obbligazione imposta dalla legge) e non risulti indispensabile esaminare il contenuto del contratto concluso con il convenuto, per valutare la liceità (o l’illiceità) della condotta contestata, la causa petendi rientra nella materia degli illeciti civili dolosi o colposi, ai sensi dell’art. 7, punto 2, del Regolamento n. 1215/2012.

 

 

Qui la pronuncia.

Qui il comunicato.

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