Sulla non risolubilità dei singoli ordini di acquisto impartiti dal cliente.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 22 ottobre 2020, n. 23129.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte ha ribadito la giurisprudenza di legittimità, ferma nell’affermare, in tema di negoziazione di prodotti finanziari, il principio secondo il quale l’inadempimento di non scarsa importanza agli obblighi informativi imposti dalla legge e dai regolamenti Consob a carico dell’intermediario determina nell’investitore il diritto a richiedere la risoluzione non solo del cd. contratto quadro ma anche dei singoli ordini di investimento, trovando applicazione anche nell’ipotesi in cui l’ordine sia anteriore alla stipulazione del contratto quadro ove l’investimento eseguito sia in linea con il programma negoziale contenuto nel contratto quadro, essendo il nesso che avvince l’uno e l’altro di natura funzionale e non cronologico.

È stato infatti precisato che l’investitore, a seguito dell’inadempimento dell’intermediario ai propri obblighi di informazione, imposti dalla normativa di legge e di regolamento Consob e derivanti dalla stipula del cd. contratto quadro, può domandare la risoluzione non solo di quest’ultimo ma anche dei singoli ordini di investimento – aventi natura negoziale e tra loro distinti e autonomi – quando il relativo inadempimento sia di non scarsa importanza.

Infatti, precisa la Cassazione, le singole operazioni di investimento in valori mobiliari sono contratti autonomi, benchè esecutivi del contratto quadro originariamente stipulato dall’investitore con l’intermediario, e dunque possono essere oggetto di risoluzione, in caso di inosservanza di doveri informativi nascenti dopo la conclusione del contratto quadro, indipendentemente dalla risoluzione di quest’ultimo, atteso che il momento negoziale delle singole operazioni di investimento non può rinvenirsi nel contratto quadro.

Secondo gli Ermellini, la motivazione impugnata si pone, pertanto, in frontale contrasto con i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità in subiecta materia e deve pertanto essere accolto il motivo di censura articolato dalla ricorrente.

 

 

Qui la pronuncia.

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