Assegno circolare contraffatto: il “bene emissione” anche fraudolento ingenera nel cliente legittimo affidamento.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 3 marzo 2020, n. 3565.

di Donato Giovenzana

 

LA VICENDA  

Il ricorrente ha dedotto:

  • di aver pubblicato su un sito di vendite online un annuncio per la vendita di un orologio al prezzo di € 8.500;
  • di essere stato contattato da un soggetto dichiaratosi interessato all’acquisto, il quale, per dimostrare la propria serietà, gli aveva esibito un assegno circolare di pari importo emesso dall’intermediario B;
  • che, al fine di verificare la regolarità dell’assegno, si era recato insieme con detto soggetto in una dipendenza dell’intermediario A, presso il quale intratteneva il rapporto di conto corrente;
  • che un dipendente dell’intermediario A aveva contattato telefonicamente l’intermediario B ed aveva ottenuto la conferma del “bene emissione” dell’assegno in questione;
  • che, a seguito di detta conferma, aveva consegnato l’orologio all’acquirente e versato sul proprio conto corrente l’assegno circolare;
  • che dopo qualche giorno il versamento era stato stornato perché l’assegno era risultato contraffatto.

Il ricorrente – insoddisfatto del riscontro dato dagli intermediari al suo reclamo – ha chiesto la condanna di entrambi “in via alternativa e/o solidale tra loro” al risarcimento del danno subito, quantificato nel valore facciale dell’assegno.

 

LA DECISIONE DEL COLLEGIO. 

Nel merito, il Collegio osserva che è pacifico tra le parti che l’assegno di cui al ricorso è stato contraffatto da ignoti e che esso non è mai stato emesso dal secondo intermediario.  

Osserva inoltre il Collegio che il ricorrente e il primo intermediario affermano che il “bene emissione” relativo all’assegno di cui al ricorso sarebbe stato dato telefonicamente da un addetto del secondo intermediario, mentre quest’ultimo nega di aver ricevuto tale telefonata e di aver mai confermato la regolare emissione del titolo.   Tenuto conto di quanto precede e del fatto che è notorio che truffe come quella dedotta dal ricorrente vengono perpetrate intercettando la linea telefonica della dipendenza dell’intermediario che appare essere l’emittente del falso assegno circolare, secondo il Collegio non sono stati provati elementi di fatto atti a provare una responsabilità del secondo intermediario.  

Le domande proposte dal ricorrente nei suoi confronti non possono pertanto trovare accoglimento.  

Venendo a considerare quelle formulate nei confronti del primo intermediario, il Collegio rileva che pacifico inter partes quest’ultimo si è limitato a chiedere telefonicamente il “bene emissione” del titolo senza identificare con modalità sicure il soggetto che si è qualificato come dipendente del secondo intermediario che tale “bene emissione” gli ha dato. Il primo intermediario ha inoltre omesso di domandare al secondo una conferma scritta della bontà del titolo stesso. Tali omissioni appaiono ancor più gravi se si considera la frequenza con la quale sono perpetrate truffe simili a quella dedotta dal ricorrente e la circostanza che il primo intermediario era tenuto a rispettare il canone della diligenza professionale dell’accorto banchiere previsto dall’art. 1176, comma 2, c.c. e, quindi, ad adottare regole di condotta del proprio personale idonee ad evitare tali truffe.  

Per il che il Collegio ritiene che il primo intermediario abbia agito con grave negligenza e che, per l’effetto, debba rispondere del danno subito dal ricorrente. Ritiene altresì l’Abf meneghino, in linea con quello di Coordinamento, che il “bene emissione [abbia] ingenerato nel cliente il legittimo affidamento rispetto alla bontà del titolo inducendo lo stesso a confidare nella regolarità della transazione con l’autore della truffa” (così, Coll. Coord., decisione n. 7283 del 05/04/2018) e che, pertanto, in assenza di altri fatti idonei a dimostrarne la colpa, non possa essere ravvisata una concorrente responsabilità del ricorrente nella causazione del danno oggi lamentato.  

Il Collegio ha accolto il ricorso nei confronti del primo intermediario, disponendo la corresponsione al ricorrente della somma di € 8.500,00. Non ha accolto il ricorso nei confronti del secondo intermediario.

 

Qui la pronuncia.

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