L’obbligo di rendicontazione del c/c non sussiste per il conto di deposito titoli.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 21 luglio 2020, n. 15568.

di Donato Giovenzana

 

Il cliente dell’intermediario ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte di appello, che ha rigettato la sua domanda di risoluzione contrattuale per inadempimento ex art. 1453, comma 2, c.c., ritenendola carente di prova, non essendo stato prodotto il contratto del deposito titoli, con conseguente impossibilità anche di verificare la concreta esistenza dell’obbligo informativo che cliente assumeva essere stato violato e la non scarsa importanza, ex art. 1455 cod. civ., dell’inadempimento ove effettivamente accertato.  

Inoltre, la mancanza del documento contrattuale ha impedito, ad avviso della medesima corte, “anche di valutare il dedotto inadempimento, giudizio imprescindibile, atteso che l’art. 1455 c.c. richiede, per la risoluzione, che l’inadempimento non sia di scarsa importanza. Infatti, quello in esame non è un contratto di conto corrente, nel quale è comunemente prevista l’obbligazione accessoria di inviare al correntista estratti conto periodici, ma un conto di deposito, con il quale la banca assume l’obbligazione di custodire i titoli che il correntista acquista (e di cui, perciò, necessariamente conosce numero e tipo, atteso che solo a seguito del suo acquisto e di sue disposizioni essi vengono depositati sul conto), ma non anche quella di informare il correntista, periodicamente, della consistenza dei titoli depositati (che, in mancanza di acquisti, può anche non variare mai)”.   La duplice carenza di prova (a) della titolarità del conto predetto e, per effetto dell’omessa produzione del relativo contratto, (b) del concreto contenuto di quest’ultimo, in relazione ad eventuali obblighi informativi ivi sanciti a carico della Banca, è, dunque, ciò che ha condotto la corte distrettuale a disattendere la domanda di risoluzione del ricorrente.  

In relazione poi al principio di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto, invocato dal ricorrente, secondo la Suprema Corte opera e va verificato pur sempre in relazione ad un dato regolamento contrattuale (costituendo, secondo alcuni, un criterio di valutazione a posteriori del comportamento delle parti, nella fase di attuativa del rapporto; secondo altri, un criterio integrativo del contenuto negoziale, fonte di obblighi autonomi e strumentali di informazione, di solidarietà e di protezione, l’inadempimento dei quali comporta responsabilità contrattuale).  

Nella specie le carenze probatorie accertate dalla corte distrettuale, impediscono qualsivoglia ulteriore approfondimento sul punto, dovendosi solo ricordare che, comunque, la corte predetta, seppure sinteticamente, ha effettuato una propria valutazione (laddove si è affermato che “la mancata previsione, in un contratto di deposito, spesso poco o per nulla movimentato … dell’invio periodico di informazioni” non appare, “di per sé ed in assenza di altri ulteriori elementi, contrario ai canoni di correttezza e buona fede che regolano l’esecuzione dei contratti”).  

In buona sostanza, il contratto di cui trattasi non è un contratto di conto corrente, nel quale è prevista, una rendicontazione, bensì di deposito titoli con il quale la banca assume l’obbligazione di custodire i titoli che il correntista acquista, ma non anche quella di informare il correntista periodicamente della consistenza dei titoli depositati.  

Per il che il ricorso è stato rigettato.

 

 

Qui la pronuncia.

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