Onere della prova per l’Intermediario in caso di contestazioni circa la valutazione di adeguatezza ed appropriatezza dell’investimento. Censure circa il questionario “autovalutativo”.



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di Avv. Andrea Ferrari

Nota ad ACF, 09 Giugno 2020, n. 2658.

 


La controversia posta all’attenzione del Collegio riguarda il tema del non corretto adempimento, da parte dell’Intermediario degli obblighi concernenti la prestazione di un servizio di investimento, in particolare sotto il profilo della mancata rilevazione del carattere inadeguato e inappropriato dell’operazione eseguita rispetto al profilo di rischio del Cliente.

Quest’ultimo infatti, quale intestatario del relativo deposito titoli acquistava, per il tramite della piattaforma on-line offerta dall’intermediario il titolo corporate 5119600 Portugal Tel. Int. Fin. (4,6%) con scadenza 2020 e rating BB+ alla data di emissione (e BB- alla data di sottoscrizione) con prezzo limite pari ad Euro 59,00, per un controvalore investito pari ad Euro 59.000. Il ricorrente si lamentava, innanzi al Collegio, del fatto che il suo profilo di investitore, anche secondo quanto risultante dalla sottoscrizione del questionario MIFID, fosse chiaramente caratterizzato da una tolleranza al rischio del tutto “moderata” ragione per la quale mai avrebbe, se correttamente informato, sottoscritto un obbligazione con rating inferiore alla tripla B. Si contestava dunque il mancato rilievo, da parte dell’Intermediario, del carattere non adeguato degli strumenti finanziari rispetto al proprio profilo con conseguente inadempimento circa i dovuti obblighi informativi.

In particolare, anche a seguito delle difese dell’Intermediario, il ricorrente ribadiva come lo stesso non avesse dato prova di avere effettuato neppure la valutazione di appropriatezza, e che non sarebbe possibile dare ingresso a una valutazione “postuma”, come quella svolta nelle controdeduzioni, soprattutto basando tale valutazione “postuma, su titoli con caratteristiche ben diverse dal titolo per cui è controversia visto come l’Intermediario aveva infatti sostenuto come il Ricorrente avesse già sottoscruitto un titolo “Portugal” nell’anno 2010 (trattandosì però, in questo ultimo caso, di un titolo di diversa specie, leggasi Titolo di Stato, come brillantemente ricordato in punto di Decisione).

Il Collegio ACF ha correttamente evidenziato come, indipendentemente dalla questione del se nel caso in esame la valutazione di adeguatezza fosse dovuta o no, l’intermediario ha violato l’art. 11, comma 4, Regolamento ACF, non avendo depositando né il testo del contratto quadro, né il documento che dovrebbe dimostrare l’esistenza della policy interna atta ad escludere la valutazione di adeguatezza per le operazioni disposte on-line. Appare dunque sul punto evidente, e condivisibile, l’impostazione resa dall’Arbitro a tenore della quale l’Intermediario ha sempre e comunque un obbligo di provare la correttezza del suo agire qualificando, nel caso di specie, il medesimo come “inadempimento per tabulas”.

Altro snodo cruciale delle decisione riguarda la valutazione circa il grado di esperienza finanziaria del ricorrente. Difatti, l’Arbitro ha rilevato come la mera compilazione del quesionario (con metodo autovalutativo) sia in palese contrasto gli orientamenti ESMA minandone, si cita testualmente, “l’attendibilità”.

Di pregio anche il passaggio sulla quantificazione del danno avendo il Collegio ritenuto di voler condannare l’Intermediario al pagamento della differenza tra l’importo investito e la somma siccome trasferita, presso altro Intermediario, in data successiva alla sottoscrizione.

Qui la decisione.

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