“Perimetro” della sequestrabilità (sequestro volto alla confisca) delle somme giacenti su c/c intestati a procedura fallimentare.



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Nota a Cass. Pen., Sez. III, 25 maggio 2020, n. 15776.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte pur riconoscendo in capo al curatore la legittimazione all’impugnazione dei provvedimenti impositivi di cautele reali ha precisato che detto riconoscimento non vale tuttavia ad alterare l’assetto dei rapporti tra procedura fallimentare e sequestro penale, dovendosi cioè ribadire che la misura ablatoria reale, in virtù del suo carattere obbligatorio, da riconoscere sia alla confisca diretta che a quella per equivalente, è destinata a prevalere su eventuali diritti di credito gravanti sul medesimo bene, a prescindere dal momento in cui intervenga la dichiarazione di fallimento, non potendosi attribuire alla procedura concorsuale che intervenga prima del sequestro effetti preclusivi rispetto all’operatività della cautela reale disposta nel rispetto dei requisiti di legge, e ciò a maggior ragione nell’ottica della finalità evidentemente sanzionatoria perseguita dalla confisca espressamente prevista in tema di reati tributari, quale strumento volto a ristabilire l’equilibrio economico alterato dal reato.   Unico limite all’operatività della confisca diretta o per equivalente,  è soltanto l’eventuale appartenenza del bene a persona estranea al reato. Ciò comporta, in sede di merito, la necessità di un’attenta verifica da parte del giudice penale, volta, ad accertare l’eventuale titolarità o meno di diritti di terzi, e, in caso positivo, le modalità della acquisizione del diritto, ciò al fine di valutarne la buona fede.   In quest’ottica, il giudice penale, in sede di merito, dovrà escludere dalla sottoposizione a sequestro e/o a confisca i beni che debbono essere restituiti al danneggiato e quelli sui quali il terzo abbia acquisito diritti in buona fede.   L’esigenza di tale verifica assume una particolare pregnanza proprio nell’ambito delle procedure concorsuali, dovendosi cioè in questo ambito scrutinare con particolare rigore, soprattutto in presenza di un attivo fallimentare, l’esistenza della somma oggetto della cautelare reale e la possibile coesistenza, ove dedotta dal curatore, di diritti di proprietà concernenti gli stessi beni sottoposti a sequestro. Se è vero infatti che il sequestro penale è destinato a prevalere sugli interessi dei creditori all’integrale salvaguardia dell’attivo fallimentare, è tuttavia altrettanto innegabile che, sul piano pratico, è indispensabile circoscrivere compiutamente l’entità del profitto confiscabile, consentendo di soddisfare le preminenti ragioni di tutela penale, senza però arrecare pregiudizio alle concorrenti pretese creditorie, e tanto soprattutto laddove l’attivo fallimentare sia costituito da somme di denaro.   In buona sostanza,la sentenza de qua, dopo aver aderito all’orientamento più rigoroso che dà prevalenza al sequestro penale rispetto alle esigenze del fallimento, ha tuttavia precisato che vanno garantiti i diritti dei terzi.   Spetta al giudice penale, nel disporre il sequestro, valutare, se eventuali diritti vantati da terzi, siano o meno stati acquisiti in buona fede; ove l’esito si evidenzi positivo il bene, di cui il terzo risulti titolare, non può essere sottoposto a sequestro, né a confisca.   Conclusivamente, pur riconoscendo che il sequestro penale è destinato a prevalere sugli interessi dei creditori, va debitamente “limitata”  l’entità di quanto confiscabile, onde evitare pregiudizio alle concorrenti pretese creditorie.

 

 

Qui la pronuncia.

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