L’emergenza Covid-19 e gli effetti sull’adempimento delle obbligazioni



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di Pierpaolo Verri

Introduzione

A seguito dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19, l’Italia ha adottato una normativa di urgenza finalizzata a mettere in atto stringenti misure di contenimento. Trattasi di norme di ampia portata, che hanno impattato sull’economia del paese, regolamentando, altresì, le conseguenze della pandemia sulla capacità del debitore di adempiere alle prestazioni dedotte in un rapporto obbligatorio.

Il quadro normativo

L’art. 91 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. “Cura Italia“), rubricato “Disposizioni in materia di ritardo o inadempimenti contrattuali derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento e di anticipazione del prezzo in materia di contratti pubblici”, è la norma che si occupa specificamente della responsabilità del debitore con riferimento alle conseguenze economiche della normativa emergenziale adottata in seguito alla diffusione del Covid-19.

Tale norma prevede l’inserimento del comma 6-bis, all’articolo 3 del D.L. 23 febbraio n. 6, convertito con modificazioni dalla legge 5 marzo 2020, n. 12, che prevede quanto segue: “Il rispetto delle misure di cui al presente decreto è sempre valutato ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti”.

La norma sembrerebbe a tutti gli effetti introdurre una disciplina di favor per il debitore inadempiente, finalizzata ad escludere la colpa dello stesso per non poter eseguire correttamente a quanto dedotto nel rapporto obbligatorio.

A tal fine vengono in rilievo l’articolo 1218 e 1223 del codice civile. L’art. 1218, rubricato “Responsabilità del debitore”, prevede l’obbligo del debitore di risarcire il danno allorché non sia eseguita esattamente la prestazione dovuta, almeno che questi non provi che l’inadempimento o il ritardo sia stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da una causa a lui non imputabile. Quanto a tale inadempimento contrattuale, l’obbligo di risarcimento da parte dell’obbligato sussiste allorché quest’ultimo venga meno ai propri obblighi di diligenza e cooperazione, che devono orientare i comportamenti del debitore nell’ambito del rapporto obbligatorio. Il debitore, in tal caso, per risultare esente da responsabilità, è tenuto a dimostrare che l’inadempimento o il ritardo sia avvenuto per causa a lui non imputabile.

L’art. 1223, invece, con riferimento alla quantificazione del risarcimento del danno, prevede che questo debba comprendere il danno emergente e il lucro cessante.

L’analisi dell’art. 91 richiamato, configura, pertanto, un’esenzione di responsabilità del debitore per l’omesso adempimento dell’obbligazione. Due aspetti della norma appaiono tuttavia meritevoli di attenzione: il primo è quello relativo alla condizione necessaria affinché il debitore sia, per l’appunto, esente da responsabilità, il secondo, invece, attiene alla valutazione del comportamento del debitore.

Quanto al primo aspetto, appare necessaria la sussistenza di un nesso causale fra il rispetto delle misure di contenimento, riportate nel decreto c.d. Cura Italia, e il ritardato o omesso adempimento da parte del debitore. La norma, in tal senso, attenua l’onere della prova a carico del debitore, che sarà tenuto a dimostrare come le misure di contenimento emanate abbiano impattato sulla sua situazione patrimoniale al punto da impedirgli, in modo concreto ed effettivo, l’esatto adempimento di quanto dedotto nel rapporto obbligatorio. 

In relazione al secondo aspetto richiamato, spetterà al giudice operare una valutazione caso per caso, valutando se le misure di contenimento abbiano impattato sulla situazione patrimoniale del debitore al punto da rendere quest’ultimo incapace ad adempiere correttamente e, al tempo stesso, esente da responsabilità. Una situazione di fatto che sembra richiamare, peraltro, il disposto dell’art. 1256, che, trattando dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al debitore, recita: “se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento”.

Risvolti giurisprudenziali

Un’interpretazione giurisprudenziale dell’art. 91 del D.L. “Cura Italia” è stata fornita dal Tribunale di Napoli, chiamato a giudicare su un’istanza di differimento dei pagamenti previsti dal piano di rientro nell’ambito di una crisi da sovraindebitamento.

Esaminati i motivi posti alla base dell’istanza, ed in particolare la decurtazione della retribuzione dell’istante a causa dell’emergenza epidemiologica provocata dal Covid-19, il Tribunale ha ritenuto la richiesta meritevole di accoglimento, stabilendo la decorrenza delle obbligazioni assunte nel piano a partire dal 1° ottobre 2020. 

Interessante, ai fini interpretativi, si rivela il percorso logico seguito dal giudice delegato nel caso di specie, con particolare riferimento all’art. 91 menzionato. Il giudice osserva che, seppure tale norma faccia riferimento a vicende contrattuali e non a vicende caratterizzate da profili procedurali in senso ampio come il caso del piano del consumatore, la stessa può essere considerata norma di carattere generale per l’interpretazione delle conseguenze dell’attuazione delle misure di contenimento del Coronavirus. Il giudice sottolinea, inoltre, come dal decreto legge “Cura Italia” emergano una serie di ulteriori disposizioni che confermano la direzione interpretativa assunta, come, ad esempio, “le norme sulla proroga fino al 30 settembre 2020, dei contratti di finanziamento erogati nelle varie forme ai fini della loro stabilizzazione e del differimento della scadenza dei relativi crediti; la moratoria, sempre fino al 30 settembre 2020, delle rate in scadenza dei mutui, prestiti, leasing; inoltre con riferimento ai crediti erariali, e precisamente per carichi iscritti a ruolo, le norme che prevedono la sospensione dei pagamenti e la sospensione dell’attività di riscossione, ivi compresi gli atti esecutivi e cautelari”.

Sulla base di tale ricostruzione, il giudice ritiene l’istanza meritevole di accoglimento, data la natura del tutto eccezionale della situazione in cui versa l’istante per effetto delle misure di contenimento adottate in seguito alla diffusione del coronavirus. Il caso di specie, infatti, appare integrare perfettamente la fattispecie dell’art. 91, stante la non imputabilità al debitore del ritardo nell’adempimento, dovuto a cause eccezionali e imprevedibili, come, nel caso di specie, le conseguenze dell’emergenza epidemiologica.

Conclusioni

Sulla scorta del dato normativo e delle prime applicazioni giurisprudenziali, si può considerare l’art. 91 del D.L. “Cura Italia” quale norma speciale che esenta il debitore da responsabilità nei casi di ritardati ovvero omessi versamenti. Ciò poiché l’inadempimento dell’obbligazione, nell’ipotesi configurata dall’art. 91, è dovuto a circostanze eccezionali ed emergenziali non imputabili al debitore. Le valutazioni circa la sussistenza del nesso causale fra le misure emergenziali di contenimento della diffusione del Covid-19 e l’inadempimento dell’obbligato, spettano al giudice di merito, chiamato a valutare, caso per caso, le circostanze fattuali sottese alle ragioni del debitore.

Di seguito il testo integrale della pronuncia citata: Tribunale di Napoli, 3 aprile 2020

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