Obbligazioni subordinate: obblighi di diligenza e legittimazione passiva dell’intermediario



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Decisione n. 2457 del 17 marzo 2020 

di Pierpaolo Verri


L’Arbitro per le Controversie Finanziarie si è espresso sul tema relativo agli obblighi di diligenza nelle operazioni di investimento aventi ad oggetto obbligazioni subordinate convertibili.

IN FATTO

L’investitore ricorre all’Arbitro rappresentando di aver sottoscritto, tra il 2012 e il 2014, dietro raccomandazione di un intermediario successivamente fuso per incorporazione nell’intermediario convenuto, azioni e obbligazioni subordinate convertibili della vecchia capogruppo della banca incorporata per un valore complessivo di oltre 70.000 euro. Il ricorrente lamenta l’inadeguatezza delle operazioni, con riferimento alle proprie competenze e alla propria esperienza nei mercati finanziari, essendo stato indotto a investire circa l’80% del proprio portafoglio finanziario in azioni rivelatesi illiquide. Afferma, inoltre, di non aver ricevuto informazione alcuna sull’illiquidità delle obbligazioni, il cui valore è stato azzerato dopo che la capogruppo dell’intermediario è stata posta in liquidazione coatta amministrativa. Chiede pertanto il ristoro dell’equivalente della somma investita.

L’intermediario resiste al ricorso eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva, ritenendo che il ricorrente è legittimato a far valere il suo eventuale credito restitutorio o risarcitorio esclusivamente nei confronti della vecchia capogruppo della banca incorporata. Ciò premesso chiede che il ricorso sia ritenuto inammissibile.

IN DIRITTO

In diritto, il Collegio ritiene il ricorso ammissibile. Come da consolidata giurisprudenza dell’Arbitro, infatti, il decreto legge che disciplina l’avvio e lo svolgimento della liquidazione coatta amministrativa della vecchia capogruppo, nella parte in cui esclude dalla cessione i crediti restitutori o risarcitori degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati della vecchia capogruppo per eventuali scorrettezze nella commercializzazione di tali titoli, “si riferisce esclusivamente ai crediti restitutori o risarcitori che questi soggetti possono vantare nei confronti della stessa vecchia capogruppo e non anche ai crediti restitutori o risarcitori che questi stessi soggetti possono vantare nei confronti di altre società facenti parte dello stesso gruppo bancario”. Sotto tale profilo, pertanto, non sussiste il difetto di legittimazione passiva dell’intermediario convenuto.

Nel merito della questione, il Collegio ritiene fondata e assorbente la contestazione relativa all’inadeguatezza delle operazioni oggetto del ricorso. In tali casi, incombe in capo all’intermediario l’onere di provare l’adempimento degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza nei confronti del cliente. In particolare, l’intermediario convenuto non ha dimostrato che la banca incorporata abbia proposto al ricorrente operazioni adeguate al suo profilo. Da tale premessa, il Collegio ritiene che valida la presunzione per cui se la banca incorporata avesse agito correttamente, il ricorrente non avrebbe acquistato le azioni e le obbligazioni subordinate convertibili della sua vecchia capogruppo. Pertanto la domanda risarcitoria è meritevole di accoglimento ed il quantum della stessa è pari al capitale investito nell’acquisto dei titoli oggetto del ricorso.

Questo il testo della Decisione: Decisione n. 2457 del 17 marzo 2020 

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