Assicurazione sulla vita in favore di terzo: gli “eredi legittimi” e le alternative modalita’ di liquidazione del beneficio assicurativo



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di Giulia De Giorgi

Nota a Cass. Civ., Sez. III, ord. 33195 del 16.12.2019 (Ord. Int.)

 

 


Con l’ordinanza interlocutoria in esame la Sez.III ha rimesso innanzi al Primo Presidente la decisione circa un’eventuale assegnazione della questione alle Sezioni Unite, per la definizione di un orientamento unitario sulla natura dell’espressione “eredi legittimi” contenuta in una polizza assicurativa e sulle conseguenti alternative modalità di ripartizione del beneficio assicurativo.

Fatto

Nella questione sottoposta al vaglio della Suprema Corte, l’attore agiva in giudizio contro la compagnia assicurativa per ottenere una liquidazione fondata sui princìpi successori (e non a base contrattuale) delle somme spettanti a titolo di indennità e relative a quattro polizze sulla vita. Si trattava di contratti assicurativi, sottoscritti dal defunto fratello negli anni 2008-2009 sulla cui liquidazione, a parere del giudice del primo grado e contrariamente alle pretese attoree, avrebbero concorso anche i nipoti (succeduti per rappresentazione, in quanto figli della sorella deceduta in data precedente alla già menzionata sottoscrizione), secondo le regole della mera designazione contrattuale e non secondo i princìpi successori. Avverso la pronuncia della Corte d’Appello, che accoglieva l’impugnazione dell’attore, la compagnia assicurativa propone ricorso in Cassazione.

Diritto

1. Le modalità di liquidazione del beneficio.

Una delle questioni più dibattute in giurisprudenza è relativa al criterio di liquidazione dell’indennità assicurativa, in presenza di polizze condizionate all’evento morte. Nello specifico, secondo una parte della giurisprudenza di legittimità, in favore degli eredi legittimi:

-il beneficio indennitario verrà attribuito nella misura delle quote ereditarie spettanti per legge, vale a dire che la ripartizione verrà effettuata in misura proporzionale alla quota in cui ciascun erede è succeduto (attribuzione pro-quota).

Altra parte assume una posizione diametralmente opposta, sostenendo che:

-è la natura di diritto proprio[1] ai vantaggi dell’assicurazione, sancita dall’art. 1920, ultimo comma, c.c., ad imporre una divisione di tale indennizzo in parti eguali (attribuzione in parti uguali). Si tratta di un «diritto che nulla ha in comune con il diritto che dalla morte di una persona nasce in favore del suo erede»[2], difatti non preesiste nel patrimonio del defunto e, pertanto, non è ammesso un trasferimento dello stesso iure successionis. In dottrina, piuttosto, si parla di un credito che il beneficiario può, ipso iure, vantare nei confronti dell’assicuratore[3].

2. Fonte giuridica: contrattuale o codicistica?

Ponendo l’accento sui diversi esiti economici risultanti dall’utilizzo di un criterio piuttosto che l’altro, la società ricorrente sottolinea come la scelta delle modalità di liquidazione dipenda dall’inquadramento della fonte giuridica sottesa al rapporto. In tal senso, la compagnia «lamenta che la fonte regolatrice era di natura contrattuale e non successoria e che, pertanto, l’indicazione della clausola contrattuale relativa ai beneficiari della polizza era idonea ad indicare soltanto gli aventi diritto iure proprio all’indennità assicurativa», senza che ciò potesse intendersi come un rinvio alla disciplina codicistica in materia successoria, incidendo sulla determinazione delle quote spettanti in via pro-quota.

Contrattuale. In tal senso si è espressa la Suprema Corte nel 2016, ritenendo che la «designazione contrattuale non vale ad assoggettare il rapporto alle regole della successione ereditaria, trattandosi di una mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari medesimi in funzione della loro astratta appartenenza alla categoria dei successori indicata nel contratto»[4]. Da ciò ne deriva che la modalità di ripartizione del beneficio non segue la disciplina codicistica, in quanto non opera un automatico rinvio alle regole della successione (e attribuzione pro-quota).

Codicistica. Esprimendosi nuovamente sulla dibattuta questione della fonte giuridica, la Corte ha fornito un’interpretazione innovativa dell’art. 1920 c.c.[5]: «ove sia prevista, in caso di morte dello stipulante, la corresponsione dell’indennizzo agli eredi testamentari o legittimi», la disposizione deve essere intesa nel senso che le parti abbiano voluto:

 

individuare per relationem con riferimento al modo della successione effettivamente verificatosi negli eredi chi acquista i diritti nascenti dal contratto stipulato a loro favore (art. 1920, comma secondo e terzo, cod. civ.)

–  attribuire l’indennizzo in misura proporzionale alla quota in cui ciascuno è succeduto secondo la modalità di successione effettivamente verificatasi.

 

 


[1] Si tratta di un diritto autonomo, vale a dire non derivato da quello dello stipulante.

[2] A. Torrente – P. Schlesinger, Manuale di diritto privato, Giuffrè, Milano, 2013, p. 788.

[3] Sulla posizione del beneficiario, cfr. Cass. Civ. Sez. I, n. 9388 del 10-11-1994: «mentre l’individuazione dei beneficiari-eredi va effettuata attraverso l’accertamento della qualità di erede secondo i modi tipici di delazione dell’eredità (testamentaria o legittima: art. 475, comma primo cod. civ. e art. 565 cod. civ.) e le quote tra gli eredi, in mancanza di uno specifico criterio di ripartizione, devono presumersi uguali, essendo contrattuale la fonte regolatrice del rapporto e non applicandosi, quindi, la disciplina codicistica in materia di successione con le relative quote».

[4] Cass. Civ., Sez. II, n. 26606 del 2016

[5] Cass. Civ., Sez. II, n. 19210 del 2015.

 

Qui la pronuncia: Cass. Civ., Sez. III, ord. 33195 del 16.12.2019 (Ord. Int.)

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