Conto corrente bancario e successione ereditaria; si fa strada il nuovo “orientamento” nonostante la diversa prassi bancaria



Decisione n. 12615 del Collegio ABF di Palermo, pubblicata il 29 ottobre 2019

di Donato Giovenzana

La questione oggetto della decisione in argomento – confermata da altre due fotocopia – concerne la richiesta di liquidazione, avanzata da un coerede, della quota di spettanza sui rapporti intrattenuti in vita dal genitore defunto presso la banca resistente e caduti in successione.

Il ricorrente considera illegittimo il rifiuto opposto dalla banca resistente, la quale ritiene necessario il consenso di tutti i coeredi al fine di procedere alla liquidazione.

Sul delicato tema della configurabilità di un litisconsorzio necessario tra gli eredi del creditore nell’azione per il pagamento delle somme dovuto al loro dante causa, il Collegio ABF richiama l’orientamento espresso dalle SS. UU. della Corte di Cassazione, nella sentenza n. 24657/2007: “In conclusione, si deve affermare il principio secondo cui i crediti del de cuius non si dividono automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria; ciascuno dei partecipanti ad essa può agire singolarmente per far valere l’intero credito ereditario comune o anche la sola parte di credito proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi. La partecipazione al giudizio di costoro può essere richiesta dal convenuto debitore in relazione ad un concreto interesse all’accertamento nei confronti di tutti della sussistenza o meno del credito”.

Sul punto viene altresì evidenziato quanto espresso recentemente dal Collegio di Coordinamento ABF, che ha stabilito che “il singolo erede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente.” (ABF Collegio di Coordinamento n. 27252/2018).

Per il che il Collegio ABF di Palermo ha riconosciuto, in conformità alla giurisprudenza sopra citata, il diritto del ricorrente ad ottenere la liquidazione della propria quota dei crediti ereditari, senza che sia necessario chiamare in causa gli altri coeredi o la loro sottoscrizione della quietanza rilasciata dalla banca.

 

Qui la pronuncia: Decisione n. 12615 del Collegio ABF di Palermo, pubblicata il 29 ottobre 2019

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