Responsabilità dei vertici della banca: confermata sanzione Consob a carico di MPS (titoli Casaforte)



Di Michael Lecci

Cass. Civ., Sez. II, n. 24081 del 26.09.2019

 


La Corte di Cassazione, con sentenza n. 24081 del 2019, ha respinto il ricorso presentato dalla Banca per le irregolarità nella gestione del conflitto di interesse, da parte degli ex vertici dell’istituto bancario, in relazione al collocamento sul mercato dei titoli Casaforte.

Ha trovato, quindi, conferma la sanzione Consob di 2 milioni e 392 mila euro irrogata a Banca Mps, considerata responsabile in solido dei comportamenti scorretti verso la clientela tenuti dai vertici dell’istituto. In particolare, l’Autorità di Vigilanza aveva rilevato che la Banca, nell’ambito del collocamento sul mercato primario dei titoli «Casaforte»: aveva omesso di identificare e gestire adeguatamente i conflitti di interesse; non aveva vigilato in relazione alle attività di valutazione di adeguatezza delle operazioni disposte dalla clientela; aveva adottato condotte irregolari nella profilatura dei prodotti e della clientela.

Conflitto di interesse

La Corte d’appello, nel merito, aveva rilevato la sussistenza «del conflitto di interessi in relazione al collocamento dei titoli «casaforte» per l’importanza rivestita dall’operazione ai fini del rafforzamento del coefficiente di patrimonializzazione e il perdurare di tale situazione di conflitto anche nel mercato secondario, stante la contrapposizione tra l’impegno incondizionato al riacquisto dei titoli assunti dalla banca nell’interesse della medesima e quello dei sottoscrittori, affinché non si avvalessero della facoltà di disinvestimento». A tal riguardo, puntualizza la Suprema Corte che una gestione del conflitto di interesse in modo conforme a quanto statuito dall’art. 21, comma 1bis, T.u.f., avrebbe richiesto l’adozione di misure organizzative idonee a garantire agli operatori di svolgere la loro attività in modo indipendente, per evitare incidenze negative sugli interessi dei clienti e di garantire una chiara informazione agli stessi sulla natura e sulle fonti del conflitto medesimo, onde poter assumere una decisione informata sui servizi prestati.  

Profilatura dei clienti

Quanto alla violazione relativa alla profilatura della clientela (di cui all’art. 21, lett. a) e d), T.u.f, art. 15 del regolamento congiunto Banca d’Italia – Consob, e artt. 39 e 40 del regolamento Consob) la Corte territoriale aveva rilevato il ricorso, da parte della Banca, ad interventi di carattere discrezionale nella determinazione del profilo di rischio dei prodotti del gruppo, al fine di favorire la collocazione degli stessi.

Conclusioni della S.C.

La Corte di Cassazione, non potendo statuire diversamente nel merito, ha evidenziato come la Corte territoriale, con motivazione ampia e sufficiente, abbia ritenuto sussistente il conflitto d’interessi per l’importanza dell’operazione di collocamento ai fini del rafforzamento dei coefficienti di patrimonializzazione e visto anche l’impegno incondizionato della banca al riacquisto dei titoli e al conseguente interesse a che i sottoscrittori non si avvalessero della facoltà di disinvestimento.

Invero, è stato evidenziato, non erano illecite ex se le pratiche di commercializzazione utilizzate, bensì le modalità attraverso le quali dette pratiche furono in concreto poste in essere. Ossia la stringente responsabilizzazione degli addetti al collocamento, anche con incentivi personali, al raggiungimento di appositi obiettivi settimanalmente indicati, e l’utilizzo di modalità di fidelizzazione del cliente-risparmiatore e sua induzione alla stabilità dell’investimento, con specifico riferimento al prodotto «casaforte».

Inoltre, puntualizza la Corte, nel caso in esame, il conflitto di interessi accertato riguardava un interesse proprio della Banca con il cliente-investitore e non un conflitto mediato dal rapporto tra la banca ed eventuali terzi, come accade allorché il collocamento avvenga per conto di altro emittente. Sicché, trattandosi di un conflitto di interessi diretto tra Banca-intermediaria e cliente-investitore, l’onere di informazione doveva essere ancora più pregnante

Conclude la Suprema Corte rilevando che «quando il potenziale conflitto di interessi può assumere una incidenza negativa sugli interessi dei clienti non basta l’adozione di idonee misure organizzative ma…è necessario informare i clienti di tutti gli aspetti connessi al conflitto medesimo».

 

Qui la pronuncia: Cass. Civ., Sez. II, n. 24081 del 26.09.2019

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