Buoni postali Q/P: l’ABF conferma il diritto ai maggiori interessi



di Avv. Francesco Giordano

Collegio ABF Bologna del 12 settembre 2019

 


Ancora una decisione dell’Arbitro Bancario Finanziario che riguarda il contenzioso sulla misura degli interessi dei buoni fruttiferi postali  emessi successivamente al 1/7/1986 con tassi d’interesse inferiori rispetto a quelli della serie precedente.
L’Arbitro Bancario Finanziario, con la decisione del 10/9/2019  ha accolto il ricorso presentato da un risparmiatore che lamentava la liquidazione di un rendimento diverso da quello indicato sul retro dei buoni.

La questione, come noto, riguarda i buoni postali della serie “Q” per i quali Poste Italiane ha continuato a utilizzare la vecchia modulistica serie “P” che ovviamente riportava i precedenti tassi di interesse.

Infatti, anche se sui buoni erano stati apposti dei timbri (che indicavano, sul fronte, la nuova serie, e nel retro i nuovi rendimenti) gli stessi sono da ritenersi incompleti in quanto indicano i nuovi tassi solo per i primi venti anni, nulla modificando per quelli dal 21° al 30°.

In questi casi l’orientamento dell’ABF è ormai consolidato nel senso che  «il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli […] si forma […] sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti».
In applicazione di tale orientamento, il Collegio di Bologna ha riconosciuto, nel caso specifico, che relativamente ai BFP serie «Q/P», emessi il 1° settembre 1986, la liquidazione degli interessi dal 21° al 30° anno va effettuata secondo quanto riportato sul retro del titolo medesimo.”

Sviluppando i conteggi la differenza di rendimento a favore del cliente risulta pari a circa 20.000 euro, a fronte di un buono di 5 milioni di lire.

Va ribadito che la questione decisa dall’ABF riguarda solo i Buoni Postali successivi al 1/7/1986 ed emessi utilizzando i vecchi stampati (con l’aggiunta del timbro)  mentre per i possessori di buoni emessi precedentemente la variazione deve ritenersi legittima, in base all’orientamento espresso dalla Cassazione.

 

Qui la pronuncia: Collegio ABF Bologna del 12 settembre 2019

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