OPV e valore gonfiato: la differenza va restituita



di Piercosimo Errico

Cass. Sez. I Civile – n. 2654 del 30 Gennaio 2019


Con la sentenza n° 2654 del 30 Gennaio 2019, la Corte di Cassazione – Sez. I Civile ha ribadito che nell’Offerta Pubblica di Vendita, se il valore delle azioni non rispecchia il reale valore di mercato, all’investitore spetta la differenza tra il prezzo di acquisto e quello che sarebbe stato il prezzo reale se il prospetto informativo fosse stato chiaro, corretto e trasparente.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di una società sottoscrittrice di azioni, nei confronti di un istituto di credito che aveva emesso, a seguito di un aumento di capitale, un prospetto informativo non veritiero, ovvero ‘’inesatto, incompleto e fuorviante ‘’. La società acquirente ha chiesto pertanto l’annullamento del contratto di acquisto per dolo con condanna della restituzione del corrispettivo oltre ai relativi risarcimenti dei danni. Il Tribunale di Napoli, inizialmente, con sentenza n°11255/2002, accolse la domanda condannando l’emittente al pagamento della somma di 70.230,26 € oltre interessi legali (valore che avrebbero avuto le azioni sulla base di una corretta informazione). Successivamente però, con sentenza n° 481/2006, la Corte di Appello di Napoli accolse l’appello incidentale dell’emittente rilevando la mancata prova del dolo nel predisporre il prospetto informativo.

Con sentenza n°14056/2010 la Corte di Cassazione ha affermato che la Corte di merito, errando, non aveva riconosciuto la responsabilità dell’emittente per i danni subiti dai sottoscrittori delle azioni, causati dall’informazione fuorviante sulla situazione patrimoniale della società. Ha affermato inoltre che non si trattava di semplice responsabilità precontrattuale ex art. 1337 c.c., ma di responsabilità precontrattuale riconducibile alla mancata osservanza di disposizioni di legge ed al più in generale neminem leadere  ex art.2043 c.c., imputabile al soggetto anche solo a titolo di colpa. La  Corte di Cassazione, inoltre , ha enunciato il seguente principio di diritto : “in presenza di un prospetto di offerta pubblica di sottoscrizione di azioni societarie che contenga informazioni fuorvianti in ordine alla situazione patrimoniale della società, l’emittente, al quale le errate informazioni siano imputabili, anche solo a titolo di colpa, risponde, verso chi ha sottoscritto le azioni, del danno subito per aver acquistato titoli di valore inferiore a quello che il prospetto avrebbe lasciato supporre, dovendosi presumere, in difetto di prova contraria, che la non veridicità del prospetto medesimo abbia influenzato l’investimento del sottoscrittore”. Pertanto, se il valore delle azioni non rispecchia il reale valore di mercato, all’investitore spetta la differenza tra il prezzo di acquisto e quello a cui avrebbe acquistato le azioni se avesse avuto conoscenza del dissesto economico in cui versava la società. Un prospetto informativo veritiero e corretto certamente non avrebbe portato la società ad acquistare quei titoli, almeno che non si fosse provato che quest’ultima era disposta all’acquisto delle azioni dell’emittente anche a prezzi superiori. Prova, per il vero, di per sé irrilevante, poiché la pubblicazione di un prospetto informativo veritiero avrebbe determinato sul mercato senza alcun dubbio un prezzo inferiore.

Dal punto di vista della quantificazione del valore, la Suprema Corte ha puntualizzato che non spetta alla Corte d’Appello il compito di stabilire le somme da restituire all’investitore sulla base della valutazione di una corretta informazione conforme alla normativa di settore applicabile ratione temporis, accertando quindi l’ammontare dal danno come differenza tra il prezzo di acquisto e tale valore ricostruito su base prognostica ex post.

Qui il testo della pronuncia: 2564/2019

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