Nullità del TAEG per difformità: tasso sostitutivo



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ABF Decisione N. 23293 del 08 novembre 2018

di Antonio Mazzotta

 

 


IL FATTO

Nella decisione de qua il ricorrente lamentava l’erronea indicazione del TAEG per la mancata inclusione dei costi per imposta sopravvenuta (€ 78,38) e per spese di assicurazione (€ 1.410,75) che avrebbe comportato un aumento del TAEG dall’ 8,493% indicato al 10,416% effettivamente praticato.

In ragione di ciò il ricorrente chiedeva l’applicazione del tasso sostitutivo ex art. 125-bis commi 6 e 7 e la restituzione delle somme indebitamente versate. L’intermediario convenuto, invece, replicava asserendo che il premio assicurativo fosse stato escluso dal TAEG in quanto facoltativo e che la documentazione precontrattuale e contrattuale fornita al cliente indicava correttamente tale natura facoltativa della copertura assicurativa. Eccepiva inoltre l’applicabilità nel caso concreto dell’invocato art. 125-bis Tub poiché entrato in vigore in un momento successivo alla stipulazione del contratto de quo.    

Secondo il Collegio di Napoli il tenore letterale della norma indurrebbe a ritenere che “la nullità della clausola determinativa del tasso si riscontr[i] … solo in ipotesi di assenza della stessa o di una sua nullità nelle fattispecie espressamente contemplate dalla disciplina allora vigente, non anche in caso di difformità fra tenore della clausola e condizioni effettivamente praticate (TAEG c.d. “erroneo”).


Il Collegio rimettente ha inoltre aggiunto che “ove fosse provato che la difformità avrebbe indotto il cliente a non contrarre, causando a costui un danno, potrebbe fondarsi un’azione risarcitoria. Il ricorso andrebbe perciò, quanto meno sul piano formale, rigettato per inapplicabilità ratione temporis.

 

DIRITTO

 

Il Collegio di Coordinamento condivide le valutazioni del Collegio di Napoli in merito all’obbligatorietà della polizza assicurativa e del mancato inserimento nel TAEG dei costi dell’assicurazione e dell’imposta sostitutiva e l’applicazione del vecchio art. 124 Tub co. 5, norma di riferimento al momento della stipulazione del contratto intercorso tra le parti in causa.

Nello specifico, il Collegio di Coordinamento, anche attraverso il richiamo a decisioni precedenti, conferma l’indifferenza dal punto di vista sostanziale tra regole di validità e regole di condotta con riferimento alla disciplina del credito al consumo. Di conseguenza, dopo aver accertato la nullità della clausola relativa al TAEG, il Collegio ha disposto che l’intermediario ridetermini il piano di ammortamento e restituisca al cliente, nei limiti della domanda, l’eccedenza ingiustamente percepita.

In questa decisione il Collegio di Coordinamento affronta ancora una volta il tema dei rimedi all’erronea indicazione del TAEG previsti dal vecchio art. 124 Tub (articolo che disciplinava il credito al consumo prima dell’entrata in vigore dell’attuale art. 125-bis Tub, da applicare al caso di specie, poiché vigente al momento della stipulazione del contratto tra le parti in causa, come affermato dal Collegio rimettente e condiviso dal Collegio di Coordinamento). In particolare trova applicazione il quinto comma dello stesso articolo che sanciva: “Nei casi di assenza o nullità delle clausole contrattuali, queste ultime sono sostituite di diritto secondo i seguenti criteri: a) il TAEG equivale al tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro del tesoro, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto; b) la scadenza del credito è a trenta mesi; c) nessuna garanzia o copertura assicurativa viene costituita in favore del finanziatore”.

Il collegio di coordinamento, richiamando la decisione 12832/2018, ritiene non invocabile la distinzione tra regole di validità e regole di condotta, infatti “non si può ammettere una visione separata e autonoma dei commi 6 e 7 dell’art. 125-bis Tub”, (commi dell’attuale disciplina di nullità e sostituzione del TAEG equiparabili al quinto comma della vecchia normativa) i quali sono “rappresentativi della medesima regola”. Distinzione che non è neppure presente nel co. 5 dell’art. 124 Tub, il quale considera equivalenti, dal punto di vista della risposta dell’ordinamento, l’assenza e la nullità delle clausole contrattuali.

 

Tra 124 T.u.b. vecchia normativa e 125-bis

 

La ratio degli artt. 124 (vecchia normativa) e 125-bis (attuale disciplina) è quella di garantire trasparenza, fornendo al cliente le informazioni corrette che gli permettono di avere consapevolezza delle proprie scelte. Al di là di qualsiasi considerazione formale, quello che rileva è che sia la mancanza del Taeg sia la sua non corretta indicazione impediscono al cliente, parte debole del contratto, di comprendere la portata dell’operazione. Nel caso di specie, invero, entrambi i collegi riconoscono la natura obbligatoria della polizza assicurativa (da comprendere nel TAEG) e il mancato inserimento dell’imposta sostitutiva, due elementi che dimostrano come il TAEG indicato fosse errato.

Il Collegio di Coordinamento ha potuto altresì fare riferimento alla recente sentenza dall’Ottava Sezione della Corte di Giustizia riguardo la Causa C-448/17 del 20 settembre 2018. Secondo la Corte, investita della pronuncia pregiudiziale dalla Corte regionale di Presov, Slovacchia, “l’art. 4 paragrafo 2 della direttiva 93/13 deve essere interpretato nel senso che, nel caso in cui un contratto di credito al consumo, da un lato, non indichi il tasso annuale effettivo globale e contenga soltanto un’equazione matematica di calcolo di tale tasso annuale effettivo globale priva degli elementi necessari per effettuare tale calcolo e, dall’altro, non indichi il tasso di interesse, una siffatta circostanza costituisce un elemento decisivo nell’ambito dell’analisi da parte del giudice nazionale interessato della questione se la clausola di detto contratto relativa al costo del credito sia formulata in modo chiaro e comprensibile ai sensi di detta disposizione”.

Una conferma, anche a livello europeo, della necessità di indicare correttamente il TAEG senza ingenerare confusioni o difficoltà nei confronti dei clienti.

 

Qui la pronuncia: Decisione N. 23293 del 08 novembre 2018

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