La cancellazione volontaria in pendenza di un giudizio determina l’interruzione di quest’ultimo



4 min read

Trib. Bari, sent. n. 3697 del 05.09.2018

di Marco Chironi

 

 


La pronuncia in esame risulta di notevole interesse in quanto vengono richiamati alcuni principi di diritto già enunciati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in ordine agli effetti giuridici della cancellazione dal registro delle imprese delle società di capitali e delle società di persone.

Fatti di causa

 

Una s.a.s. citava in giudizio un istituto bancario lamentando – in relazione ad un suo c/c in essere presso quest’ultimo – l’applicazione di tassi ultralegali con rinvio alle condizioni “uso piazza” e comunque non pattuiti per iscritto, nonché l’applicazione di commissioni di massimo scoperto ed altri oneri con capitalizzazione trimestrale. Inoltre, chiedeva di accertare il corretto saldo finale del conto corrente bancario espugnando gli interessi legali.

Dopo aver disposto una c.t.u. contabile funzionale a ricostruire il rapporto di conto corrente, il difensore di parte attrice dichiarava che la società in accomandita semplice – completata la liquidazione – era stata cancellata dal Registro delle Imprese.

Motivi di diritto

Con riferimento alle conseguenze giuridiche della cancellazione di una società dal Registro delle imprese, è pacificamente condiviso che la pubblicità della cessazione dell’attività sociale comporta il venir meno della capacità e della legittimazione della società, indipendentemente dall’esistenza di crediti insoddisfatti o di rapporti non ancora definiti.

L’art. 2495 comma 2 del c.c., come modificato dal D. Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, art. 4, ha apportato un mutamento del diverso e unanime pregresso orientamento della giurisprudenza di legittimità che riteneva non costitutiva l’iscrizione della cancellazione che invece dal 1 gennaio 2004 estingue le società di capitali.

Per quanto attiene invece alle società di persone, tra cui rientra il caso sub species, l’efficacia della cancellazione è dichiarativa, per analoga efficacia dichiarativa dell’iscrizione. Tuttavia un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme in questione, impone di ritenere che il combinato disposto degli artt. 2312 e 2324 c.c. preveda come conseguenza della cancellazione delle società di persone, una presunzione del venir meno della capacità e legittimazione di esse anche se perdurino rapporti o azioni in cui le stesse società sono parti.

In un secondo momento le Sezioni Unite hanno anche chiarito quale sia la sorte dei residui attivi non liquidati e delle sopravvenienze attive, affermando che se la cancellazione (atto “volontario”) avviene in pendenza di un giudizio, quest’ultimo si interrompe – ai sensi degli artt. 299ss. c.p.c. – e può eventualmente essere proseguito da parte o nei confronti dei soci; dal punto di vista sostanziale, per effetto della cancellazione: (i) gli eventuali debiti sopravvenuti si trasferiscono ai soci nei limiti di quanto costoro hanno riscosso in sede di liquidazione, o illimitatamente se si tratti di soci illimitatamente responsabili; (ii) si trasferiscono parimenti ai soci i beni non compresi nel bilancio, ma “non le mere pretese, ancorché azionate o azionabili, né i diritti di credito ancora incerti o illiquidi la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un’attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale) il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunziato” (Cass. SS.UU. 6071/2013).

Tale orientamento porta a sostenere che se il legale della società non dichiara l’evento interruttivo (la cancellazione) ed il giudizio prosegue con l’emissione della sentenza, gli effetti di quest’ultima non sono utilizzabili né ovviamente dalla società (che non esiste più) né dai suoi soci.

Rebus sic stantibus il Trib. di Bari dichiara l’avvenuta estinzione del giudizio relativamente alla suddetta società, in quanto lo stesso non è stato riassunto dalla convenuta né è stato proseguito dai soci, i quali – come attestato dai verbali di udienza – hanno dichiarato di voler proseguire il giudizio nella loro qualità di fideiussori della società e non di soci. In ogni caso si sarebbe potuta dichiarare anche l’improcedibilità della domanda di ripetizione d’indebito relativamente ai soci per effetto dell’intervenuta rinuncia della società, considerato che il credito preteso da parte attrice al momento della cancellazione della società non era né certo né liquido[1].

Il Tribunale di Bari ha poi riconosciuto la legittimazione dei garanti a proseguire il giudizio, attestato il loro interesse all’accertamento dell’eventuale saldo negativo del conto di cui essi sono responsabili[2], per questi motivi provvede per l’ulteriore corso del giudizio come da separata ordinanza.

[1] Cfr. Trib. Roma, sent. n. 19994 del 20.06.2018, su www.ilcaso.it. In tale pronuncia viene affermato che l’eventuale cancellazione volontaria di una società dal Registro delle Imprese, avvenuta in pendenza di un giudizio, fa presumere la rinuncia tacita del credito incerto e illiquido.

[2]  Cfr. da ultimo Cass. Civ. 10 gennaio 2018 n. 371, su www.dirittobancario.it

 

Qui la pronuncia: Trib. Bari sent. n. 3697 del 2018

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap