Il Collegio di Coordinamento torna sul diritto di stipula nei contratti di risparmio edilizio



6 min read

ABF, Collegio di Coordinamento, decisione n. 15223 del 12.07.2018

a cura dell’Avv. Laura Albanese

 


Il nuovo intervento del Collegio di Coordinamento dell’Arbitro bancario finanziario sui contratti di risparmio edilizio manifesta, da un lato, la perduranza di profili di criticità in ordine alle condizioni praticate al rapporto e, dall’altro lato, il grado di diffusione raggiunto da tale fattispecie contrattuale nel contesto italiano, sebbene ad oggi risulti collocato sul mercato nazionale da un solo operatore, appartenente ad un gruppo bancario tedesco.

Al fine di meglio comprendere l’iter argomentativo seguito dal Collegio, vale la pena di evidenziare preliminarmente come la fattispecie contrattuale in questione costituisca una peculiare forma di finanziamento, in cui manca innanzitutto l’immediata erogazione del totale dell’importo richiesto in favore del cliente[1]. Diversamente, il contratto di risparmio edilizio risulta strutturato come una più complessa operazione, in cui l’erogazione del capitale è – quantomeno parzialmente – subordinata ai versamenti effettuati dal cliente in favore dell’intermediario, nel periodo di tempo pattuito e secondo il piano finanziario pattuito, cui vanno ad aggiungersi gli interessi attivi medio tempore maturati sulle somme versate. Nell’ambito dell’ordinamento tedesco – da cui questa fattispecie contrattuale deriva – il risparmiatore edilizio è definito come colui che «stipula con una cassa di risparmio edilizio un contratto mediante il quale egli, dopo aver effettuato depositi di risparmio edilizio, acquisisce il diritto di ottenere un mutuo di risparmio edilizio (contratto di risparmio edilizio)»[2]. Un contratto che, dunque, in fase esecutiva si suddivide in due distinti step – quello di accumulo e quello di assegnazione del mutuo di risparmio edilizio – e che al suo interno cela due[3], quando non tre[4], distinti contratti.

Le questioni sottese alla complessa struttura di tale fattispecie contrattuale, tuttavia, rimangono sottaciute dal Collegio di Coordinamento, che – a seguito dell’ordinanza di rimessione del Collegio di Roma – torna, a distanza di due anni, su una specifica clausola inserita nei contratti di risparmio edilizio e relativa al “diritto di stipula”, quale voce di costo posta a carico del cliente e generalmente quantificata in misura percentuale rispetto all’ammontare oggetto di sottoscrizione, che matura all’atto della stipulazione del contratto di risparmio edilizio.

Il problema di maggior rilievo rilevato nella clausola in questione e sui cui ha inteso soffermarsi nuovamente l’ABF riguarda la circostanza che, secondo le condizioni contrattuali sottoscritte, l’intermediario non sarebbe tenuto a retrocedere l’importo ricevuto a titolo di diritto di stipula, allorquando il cliente intenda recedere dal rapporto prima di aver terminato la fase di accumulo.

Infatti, al netto delle decisioni dei Collegi territoriali intervenute medio tempore, il Collegio di Coordinamento si era espresso in merito già con decisione n. 6173 del 07.07.2016, fissando alcuni principi di diritto, confermati nella pronuncia in epigrafe. Nello specifico, già allora, si era pervenuti al riconoscimento della natura di penale dell’importo versato dal cliente a titolo di “diritto di stipula”, giacché, «da un lato, ne è escluso il rimborso in caso di recesso da parte del cliente (o di estinzione anticipata del “mutuo edilizio”) e, dall’altro, risulta privo di autonoma giustificazione causale nel suddetto caso di recesso (o di estinzione anticipata), non trovando la propria contropartita in alcuna prestazione o servizio resi dall’intermediario in favore del cliente»[5]; e ciò in evidente contrasto «“con un principio generale e inderogabile del nostro ordinamento, secondo cui il cliente ha diritto di recedere da tutti i rapporti di durata senza alcuna penalità o spesa (artt. 120-bis e 120-ter T.U.B.)”, nonché con “l’art. 33, lett. e) D.lgs. 2005/2006 ‘Codice del Consumo’, il quale qualifica espressamente come vessatorie le clausole che consentono al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore qualora questi receda dal contratto senza prevedere il correlativo diritto del consumatore ad esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta, nel caso in cui sia quest’ultimo ad esercitare il diritto di recesso”», ma anche con altre disposizioni in materia di protezione dei consumatori e con gli artt. 4 e 6 del Regolamento 593/2008/CEE.

Tali considerazioni, dunque, avevano condotto il Collegio di Coordinamento a ritenere che «Nell’ipotesi di estinzione anticipata da parte del cliente di un contratto di mutuo edilizio, la clausola che esclude la ripetizione di quanto dal medesimo corrisposto al momento della conclusione del contratto a titolo di ‘diritto di stipula’ non è applicabile ai contratti conclusi in Italia in quanto contraria alla disciplina che garantisce la tutela del consumatore, alla quale va riconosciuto rango di normativa di ordine pubblico».

Tale assunto è stato ripreso e confermato nella decisione resa più di recente, in cui il Collegio ha meglio chiarito e circoscritto il proprio orientamento in tema di diritto di stipula, in particolare, evidenziando come il «diritto del cliente a ripetere il “diritto di stipula” pagato al momento della conclusione di un contratto di “risparmio edilizio” possa sorgere solo nel caso di suo recesso anticipato dal medesimo contratto o di estinzione altrettanto anticipata del “mutuo edilizio”, “immediato” o “di assegnazione”».

Il Collegio, dunque, ha escluso la rimborsabilità del quantum pagato in assenza – come nel caso sottoposto alla cognizione dell’Arbitro –  di recesso anticipato del cliente, non potendosi a suo avviso nemmeno predicare in queste ipotesi di una vessatorietà della clausola in questione per mancanza di chiarezza e comprensibilità, in virtù del disposto dell’art. 34 Cod. cons., come pure ipotizzato dal Collegio rimettente. Sempre secondo il Collegio «Alla medesima conclusione si perviene se si considera che solo nell’ipotesi di estinzione anticipata del rapporto contrattuale si verifica il “significativo squilibrio” tra le prestazioni del consumatore e quelle del professionista sanzionato dall’art. 33 del Codice del consumo (richiamato dal Collegio rimettente), poiché, come visto sopra, solo in tale ipotesi il cliente non può beneficiare delle condizioni economiche più favorevoli cui avrebbe invece diritto nel caso di prosecuzione del rapporto contrattuale secondo il programma originario».

Il recente pronunciamento, dunque, si pone nel solco di quello precedentemente reso in ordine ai presupposti, ma le conclusioni a cui perviene lasciano sospeso qualche interrogativo in ordine alla compatibilità tra la ricostruzione accolta e l’applicazione della disciplina del Codice del Consumo – rispetto cui il diritto di stipula contrasterebbe, per espresso riferimento dello stesso Collegio di Coordinamento – che, a ben guardare, dinanzi a clausole dal contenuto evidentemente squilibrato non fa questione in ordine al momento in cui la nullità può essere dichiarata.

[1] Con l’eccezione del c.d. mutuo fondiario immediato, che «ha la finalità di rendere immediatamente disponibile al cliente la “somma sottoscritta” – destinato ad estinguersi al momento dell’assegnazione del mutuo di risparmio edilizio». Così Condemi, Il contratto di risparmio edilizio: un modello di finanziamento di matrice tedesca abbisognevole di un più puntuale inquadramento giuridico, in amministrazioneincammino.luiss.it.

[2] Così l’art. 1, commi 1 e 2, della legge 16 novembre 1972, BGBI. I S. 2097 e s.m.

[3] Cfr. Minneci, Il c.d. contratto di risparmio edilizio: una forma di mutuo a risparmio, in dirittobancario.it.

[4] Cfr. De Angelis, La natura giuridica del contratto di risparmio edilizio, mutuo immediato e mutuo di assegnazione, in dirittobanzario.it, la quale si riferisce al «contratto di deposito di danaro (1834 c.c.), contratto di finanziamento senza ammortamento e contratto di mutuo fondiario con ammortamento (1813 c.c. e ss.), sia pure collegati tra loro, nel tempo e nelle aspettative e/o nella verificazione delle condizioni (1353 c.c.) concordate tra le parti».

[5] Si evidenzia come nell’ambito della giurisprudenza tedesca il diritto di stipula – non ricondotto ad una penale – è considerato piuttosto ad «una sorta di compenso di ammissione o commissione di ingresso». Così Trib. Heilbronn, 12 marzo 2009, in Zeitschrift fur Wirtschaftsrecht, 25-26/2009.

 

Qui la decisione: ABF, Collegio Coordinamento, n. 15223 del 12.07.2018

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap