Pagamento dell’assegno di traenza al prenditore apparente: natura giuridica della responsabilità della banca e grado di diligenza richiesto.



Tribunale di Napoli, sentenza n. 3077 del 28/03/2018

di Edoardo Pellegrino


Premessa in fatto.

La pronuncia in commento prende le mosse da una controversia sorta tra la società Arca Assicurazioni S.p.a. e il Banco di Napoli S.p.a. e desta particolare interesse dal momento che si innesta, come si vedrà a breve, in un dibattito tutt’altro che sopito e in attesa di una soluzione (forse) definitiva da parte delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Il particolare interesse è acuito dalla soluzione adottata dal Tribunale, la quale sembra inserirsi in quel filone di decisioni che valorizzano l’importanza del cd. principio di apparentia iuris.

La società assicuratrice, in particolare, citava in giudizio la banca per il risarcimento dei danni subiti in conseguenza del comportamento negligente della stessa la quale aveva pagato un assegno bancario di traenza ad un soggetto diverso dal beneficiario, a causa del nome contraffatto risultante dal titolo.

Il Giudice di Pace, in primo grado, rigettava la domanda attorea poiché che l’operato del cassiere dell’istituto di credito appariva esente da colpa, avendo pagato a chi appariva intestatario dell’assegno, dal momento che colui che materialmente ne aveva chiesto il pagamento  coincideva con il beneficiario, per come risultante dal titolo contraffatto; contraffazione, inoltre, che non risultava  di facile riscontro.

Contro tale decisione la Arca Assicurazioni S.p.a. proponeva appello, articolando le contestazioni secondo due tesi alternative, come riassunte in sentenza:  1) ai sensi dell’art. 43, comma 2, R.D. 21 dicembre 1933 n. 1736 (cd. legge Assegni), la responsabilità della banca negoziatrice, che paga un assegno di traenza emesso con clausola di intrasferibilità, nei confronti di chi non è beneficiario, è di natura oggettiva e, pertanto, non rileverebbe l’assenza di colpa dell’impiegato della stessa nell’identificazione del prenditore; 2) in ogni caso, la banca risulta contrattualmente responsabile per inadempimento degli obblighi di protezione scaturenti da contatto sociale in virtù della vis expansiva della buona fede ex art. 1375 c.c., non avendo predisposto mezzi idonei a smascherare la contraffazione.

Data la delicatezza delle questioni sottese alla decisione, appare preferibile analizzarle separatamente.

Natura giuridica della responsabilità della banca in caso di pagamento di assegno di traenza a soggetto diverso dal beneficiario, ma che appare tale.

Tale questione, come ammesso anche dalla pronuncia in commento, è di non poco momento come dimostrato dalle due ordinanze di rimessione alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione da parte della I sez. della Corte stessa[1].

Nel dettaglio, la annosa disputa vede scontrarsi le due tesi contrapposte della responsabilità oggettiva[2] della banca in virtù dell’art. 43 della cd. L. Assegni[3] e della responsabilità colposa della banca, secondo gli ordinari canoni della responsabilità contrattuale[4] (la quale prevede, agli artt. 1189 c. 2 e 1992 c. 2 c.c. la irresponsabilità del debitore che adempie a chi appare legittimato a ricevere l’adempimento)

Secondo il primo orientamento, la norma di cui sopra rappresenta una disciplina speciale rispetto a quella comune sui titoli di credito e sulla responsabilità contrattuale. Specialità che giustificherebbe la prevalenza della disciplina di cui all’art. 43 L. Assegni, che prevederebbe una responsabilità oggettiva, su quella generale, che prevede una responsabilità per colpa.

Conseguentemente, si sostiene che la diligenza impiegata dal funzionario di banca nell’adempimento della obbligazione (id est l’esatta identificazione del prenditore legittimato) sia ininfluente e che la prova di un pagamento incolpevole non liberi la banca dall’obbligazione originaria come avviene nella disciplina comune in virtù degli artt. 1992 c.2 e 1189 c.2 c.c., con la ulteriore conseguenza che la banca rimane vincolata all’obbligazione originaria sino a che non adempia nei confronti del prenditore in concreto legittimato.

Il secondo orientamento muove dalla constatazione che, ritenendo la responsabilità della banca di tipo oggettivo nelle fattispecie di che trattasi, finirebbe per deprimere la funzione dell’assegno quale mezzo solutorio. Secondo tale impostazione, la responsabilità della banca non può mai prescindere da un esame, da effettuare in concreto, della diligenza adoperata dalla stessa nell’adempimento dell’obbligazione. La peculiarità che comporta l’art. 43 L. assegni, in sostanza, concerne l’oggetto della diligenza, nel senso che il funzionario di banca dovrà adottare un comportamento diligente nell’identificazione del legittimo prenditore.

Il Giudice campano, nella pronuncia in commento aderisce a questa seconda impostazione ermeneutica giacché, in concreto, il pagamento dell’assegno di traenza è stato effettuato non nei confronti di un prenditore diverso da quello indicato nel titolo bensì nei confronti di un prenditore apparente, escludendo, così, l’applicabilità dell’art. 43 L. Assegni (che parla di persona diversa dal prenditore) nei casi in cui la banca adempia a chi appare prenditore legittimato.

Conseguentemente, la circostanza che la banca effettui un pagamento nei confronti di chi non è, in concreto, legittimato a riceverlo non comporta, per ciò solo, l’affermazione della responsabilità della stessa, occorrendo, invece, una valutazione in concreto del comportamento della stessa, da condursi secondo il parametro della diligenza professionale, con la conseguenza che deve considerarsi liberatorio il pagamento eseguito a chi sia apparso legittimo prenditore a seguito di diligente identificazione.

Grado di diligenza richiesto alla banca in caso di pagamento di assegno di traenza.

Una volta stabilita la natura della responsabilità della banca che adempia l’obbligazione al prenditore apparente, occorre soffermarsi sulle modalità di espletamento di tale obbligazione, ovvero sull’obbligo di diligenza richiesto alla banca stessa.

Nella sentenza in commento, innanzitutto, si chiarisce l’ambito oggettivo della diligenza che deve essere diretta alla corretta identificazione del legittimo prenditore e, conseguentemente, bisogna valutare se si possa evincere dal titolo o da altre circostanze che il soggetto richiedente l’adempimento dell’obbligazione, in realtà, non sia il prenditore legittimo. In sostanza, non si può prestabilire quale sia il contenuto della diligenza richiesta al funzionario di banca, giacché questa deve essere ricavata in concreto dalle circostanze che gli si presentano.

Stesso discorso non può che farsi anche per il grado di diligenza richiesto, dal momento che esso sarà valutabile in conseguenza delle circostanze concrete.

Una volta statuito ciò, il Tribunale, afferma che la contraffazione debba risultare ictu oculi e che non possa essere richiesto al funzionario l’utilizzo di mezzi sofisticati al fine di rilevare anomalie nel titolo. In particolare, l’esame sul titolo richiesto al funzionario deve sostanziarsi in un attento esame diretto, visivo o tattile.

Tale conclusione è ispirata da esigenze di speditezza dei rapporti cartolari e commerciali; esigenza che verrebbe, senza dubbio, frustrata se si richiedesse per ogni assegno un esame prolungato.

D’altronde, il parametro di riferimento della diligenza, in questo caso, deve certamente tenere conto della natura professionale del debitore il quale, tuttavia, non può essere costretto a tenere un comportamento che non sia, in concreto, esigibile, con la conseguenza che il parametro sarà quello del banchiere medio.

Alla luce delle ragioni esposte, il Tribunale rigetta l’appello e conferma la decisione di primo grado.  

[1] Cassazione Civile, Sez. I, 12 aprile 2017, n. 9403; Cassazione civile, sez. I, 17/05/2017, n. 12379.

[2] Orientamento che fa capo a Cass. 3133/1958 e poi successivamente ripreso da numerose pronunce, tra le quali Cass., n. 1098/1999, Cass., n. 6560/2016, , Cass., n. 14777/2016, e Cass., , n 4381/2017.

[3] Il quale così recita: L’assegno bancario emesso con la clausola «non trasferibile» non può essere pagato se non al prenditore o, a richiesta di costui, accreditato nel suo conto corrente. (…) Colui che paga un assegno non trasferibile a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l’incasso risponde del pagamento.

[4] Orientamento che fa capo a Cass., n. 2360/1968, ripreso, in tempi recenti, dalle pronunce: Cass., n. 1377/2016, Cass., n. 16632/2016, e Cass., n. 26947/2016.

Qui la sentenza: Trib. Napoli Sentenza n. 3077 pubbl. il 28.03.2018

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