La mancata produzione documentale ex art. 119 tub. Violazione degli obblighi di buona fede e correttezza.



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 Tribunale di Sassari, n. 269/2017 del  pubblicata il 20.02.2017.

di Andrea Cavalera

 

SOMMARIO: 1. Abstract – 2. Un breve sguardo sulla questione in fatto – 3. Riflessioni sul rapporto tra l’art. 119 TUB e gli obblighi di buona fede e correttezza – 4. La natura dell’art. 119 TUB

 


  1. Abstract

Il Tribunale di Sassari, con la sentenza in esame, ha accertato la nullità parziale del contratto di conto corrente oggetto di giudizio -per mancata contestazione dei fatti allegati da parte attrice e relativi alla mancanza di pattuizione di interessi ultralegali, commissione di massimo scoperto e altri oneri-, dichiarato illegittimo il saldo negativo riportato dall’istituto di credito convenuto -per il motivo di cui sopra e per la mancata ottemperanza all’ordine di esibizione di documenti necessari per la decisione- e condannato lo stesso alle spese. Il comportamento dell’istituto di credito -sfociato in una inopportuna interpretazione dell’art. 119 TUB- è stato ritenuto lesivo degli obblighi di buona fede e correttezza che devono pervadere l’intero rapporto intercorrente tra le parti.

  1. Un breve sguardo sulla questione in fatto

Gli attori, a sostegno della propria domanda, sostenevano che la loro società era titolare di un conto corrente aperto prima del 1992, che alla data del 30.06.2014 lo stesso recava un saldo negativo di € 131.478, 79 e che con la banca non erano mai stati pattuiti interessi ultralegali, cms o altri oneri accessori che invece erano stati illegittimamente applicati determinando il suddetto saldo. Considerato che la richiesta stragiudiziale relativa ai documenti in possesso dell’istituto di credito, non aveva avuto esito positivo, parte attrice chiedeva al giudicante di ordinare alla banca l’esibizione ex art. 210 c.p.c. [1] dei contratti e degli estratti conto. La convenuta però, pur essendo presumibilmente in possesso di tutti i documenti richiesti, produceva il solo contratto di apertura di credito e gli estratti conto degli ultimi dieci anni asserendo di non essere tenuta al deposito dei documenti più remoti nemmeno in presenza di un ordine del giudice. Tale reazione scaturiva da una soggettiva e alquanto bizzarra interpretazione dell’art. 119 TUB da parte della banca [2].

Si rileva però, che la consegna della documentazione veniva richiesta con un provvedimento giudiziale efficace e a nulla rilevava eccepire che l’art. 119 TUB non obblighi la banca alla conservazione dei documenti per oltre un decennio. L’obbligo di conservazione dei documenti vuole garantire la conoscibilità degli stessi ai terzi per garantire la trasparenza e la pubblicità dell’attività di impresa, senza limitare in alcun modo né l’onere probatorio né il rispetto dei principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto. Il rifiuto di consegna della documentazione da parte della banca, sulla basa di una (peraltro) erronea interpretazione dell’art. 119 TUB, non aveva quindi motivo di trovare giustificazione. La convenuta, oltre a non aver consegnato la documentazione richiesta non contestava espressamente e specificatamente le allegazioni di parte attrice sulla mancanza di pattuizione di interessi ultralegali e altri oneri. Pertanto, il Tribunale, riteneva diligentemente adempiuto l’onere probatorio di parte attrice (che aveva in buona fede tentato di ottenere in via stragiudiziale la documentazione), dichiarava illegittimo il saldo negativo riportato dalla banca e accertava come parzialmente nullo il contratto di conto corrente.

  1. Riflessioni sul rapporto tra l’art. 119 TUB e gli obblighi di buona fede e correttezza

È doverosa una riflessione sull’art. 119 T.U.B. e la sua connessione con gli obblighi codicistici di buona fede e correttezza (rispettivamente artt. 1375 e 1175 c.c.). La norma del TUB riconosce al cliente il diritto ad ottenere la consegna da parte della banca della documentazione ivi prevista proprio per acquisire tutto il materiale utile al di fuori dell’eventuale processo promosso contro la banca per far valere pretese di natura sostanziale inerenti ai rapporti intercorsi. Nel caso di specie, alcun riscontro positivo seguiva alla richiesta del cliente (futuro attore). Eppure, l’art. 1375 c.c. parla chiaro: Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede. La ratio, quindi, è quella secondo cui la buona fede debba governare tutta la vita del rapporto contrattuale in quanto essa esprime una esigenza di tutela fondamentale delle parti. Inoltre, giova ricordare che spetta alla banca fornire la prova dell’andamento dei rapporti di conto corrente a partire dalla loro origine. La buona fede è dunque stata impiegata in una prospettiva di tutela del contraente debole e deve accompagnare quest’ultimo sotto il suo ombrello protettivo per tutta la durata del rapporto. Quando, come nel caso in esame, si correla una norma del TUB alla correttezza e alla buona fede nei rapporti contrattuali, si ribadisce giustamente una vasta penetrazione della suddetta clausola nell’alveo della contrattazione bancaria [3]. La pretesa alla documentazione bancaria si configura quale diritto autonomo che, pur derivando dal contratto, è estraneo alle obbligazioni tipiche che ne costituiscono lo specifico contenuto proprio perché esso nasce dall’obbligo di buona fede, correttezza e solidarietà, che è accessorio di ogni prestazione dedotta in negozio e consente alla parte interessata di conseguire ogni utilità programmata, anche oltre quelle riferibili alle prestazioni convenute, comportando esso stesso una prestazione, cui ognuna delle parti è tenuta, in quanto imposta direttamente dalla legge (art. 1374 c.c.) [4].

  1. La natura dell’art. 119 TUB

Il diritto di accesso alla documentazione trova fondamento, oltre che negli artt. 1374 e 1375 c.c. (citati dal Tribunale di Sassari nella sentenza in esame), soprattutto nell’art. 119 TUB il quale pone a carico della banca l’obbligo di periodica comunicazione di un prospetto che rappresenti la situazione del momento nel rapporto con il cliente ed accorda a questi il diritto di ottenere -a sue spese, limitatamente agli ultimi dieci anni, indipendentemente dall’adempimento del dovere di informazione da parte della banca e anche dopo lo scioglimento del rapporto [5]- la documentazione di ciascuna operazione registrata sull’estratto conto.

Ai fini dell’ottenimento della documentazione è sufficiente che l’interessato fornisca alla banca gli elementi minimi indispensabili per consentirle l’individuazione dei documenti richiesti, quali, ad es., i dati concernenti il soggetto titolare del rapporto, il tipo di rapporto a cui è correlata la richiesta e il periodo di tempo entro il quale le operazioni da documentare si sono svolte [6].
È indubbio, inoltre, che la richiesta della documentazione bancaria costituisca un onere probatorio che deve essere esercitato ante causam (come accaduto, invano, nel caso di specie in quanto alla richiesta seguiva il silenzio della banca). Per fronteggiare le conseguenze del mancato adempimento da parte dell’istituto bancario dell’obbligo di consegna della documentazione bancaria, la giurisprudenza ha individuato varie opzioni per il richiedente: oltre alla possibilità di esperire l’art. 700 c.p.c., è proficuamente utilizzabile anche il procedimento monitorio ex art. 633 c.p.c.

Instaurato il giudizio, se già infruttuosamente esperita l’istanza ex art. 119 co.4 TUB, è possibile richiedere un ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. peraltro di difficile esecuzione coattiva.
Da ultimo, giova mettere in evidenza la circostanza che il TUB prevede espressamente che “Le autorità creditizie esercitano i poteri di vigilanza (…) avendo riguardo alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati” (art. 5), che “Le Autorità creditizie esercitano i poteri previsti dal presente titolo avendo riguardo, oltre che alle finalità indicate nell’articolo 5, alla trasparenza delle condizioni contrattuali e alla correttezza dei rapporti con la clientela” (art. 127) e che “Qualora nell’esercizio dei controlli previsti dall’articolo 128 emergano irregolarità, la Banca d’Italia può: a) (…) ordinare la restituzione delle somme indebitamente percepite e altri comportamenti conseguenti” (art. 128-ter).  Sulla base di tale quadro normativo è lecito concludere che l’inadempimento della banca alla richiesta di produzione della documentazione bancaria sia certamente censurabile sotto il profilo dei criteri di sana e prudente gestione nonché di correttezza e buona fede che devono orientare i rapporti banca-cliente, come raccomandato dalla Banca d’Italia. Appare dunque appropriato, operativamente, che il mancato adempimento dell’istituto bancario agli obblighi rivenienti dall’art. 119, co.4 TUB sia portato a conoscenza dell’Organo di Vigilanza (oltre che del Collegio sindacale della banca), al fine di sollecitarne l’intervento e finalmente ottenere la documentazione richiesta (nonché, in presenza di reiterati inadempimenti, l’eventuale irrogazione di sanzioni) [7].

Una norma che ha la natura di un primo ombrello protettivo (ante causam) quella dell’art. 119, che presuppone però una reale, attuale e concreta collaborazione tra le parti. Ma questo, si sa, non sempre si verifica e non è accaduto nel caso in oggetto.

[1] L’art. 210 c.p.c. dispone che il giudice istruttore, su istanza di parte, può ordinare all’altra parte o a un terzo di esibire in giudizio un documento o un’altra cosa di cui ritenga necessaria l’acquisizione al processo e che si trovi, appunto, in possesso dell’altra parte o del terzo. In sostanza, nel caso in cui una parte non abbia la materiale disponibilità di un documento ma sia a conoscenza di chi ne sia in possesso, può rivolgere un’istanza al giudice affinché ne ordini a tale soggetto l’esibizione. Cfr. ex plurimis, commento all’ art. 210 c.p.c. in www.brocardi.it, Ordine di esibizione delle prove documentali in www.studiocataldi.it.

 

[2] Ai sensi dell’art. 119 T.U.B., le banche e gli intermediari finanziari: devono fornire al cliente, nei contratti di durata, una comunicazione chiara in merito allo svolgimento del rapporto, almeno una volta all’anno e comunque alla scadenza del contratto (l’invio al cliente deve avvenire in forma scritta o mediante altro supporto durevole, preventivamente accettato dal cliente). Per i rapporti regolati in conto corrente, devono inviare al cliente l’estratto conto, con periodicità annuale oppure a scelta del cliente, con periodicità semestrale, trimestrale o mensile. Devono fornire al cliente (o a colui che gli succeda a qualunque titolo o che gli subentri nell’amministrazione dei suoi beni), se lo richieda, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni, e questo entro un congruo termine e comunque non oltre 90 giorni dalla domanda, con addebito al cliente dei costi di produzione della documentazione. La Cassazione (Cass. n. 22183/2015) ha osservato che la domanda del cliente ex art. 119 T.U.B. è subordinata alla sussistenza di due sole condizioni: a) che la domanda sia relativa a operazioni specifiche; b) che le operazioni per cui si chieda la documentazione siano relative ai soli ultimi dieci anni. Per la giurisprudenza si veda, ex multis, Tribunale Monza, sez. III, sentenza n. 95 del 18/1/2016: “In tema di conte corrente bancario, con specifico riguardo alla documentazione bancaria, sussiste il diritto del correntista, ex art. 119, comma 4, T.U.B., di ottenere dall’istituto bancario, a proprie spese, la consegna di copia della documentazione relativa a ciascuna operazione registrata sull’estratto conto nell’ultimo decennio, indipendentemente dall’adempimento del dovere di informazione da parte della banca e anche dopo lo scioglimento del rapporto; tale diritto si configura come un diritto sostanziale autonomo, la cui tutela è riconosciuta come situazione giuridica finale e non strumentale, ragione per cui, per il suo riconoscimento, non assume alcun rilievo l’utilizzazione che il cliente intende fare della documentazione, una volta ottenuta.” Per approfondire cfr. M. TIDONA, La richiesta alla banca di copia della documentazione e dei contratti relativi ad un conto corrente bancario, www.tidona.com, 3.03.2016; nonché in www.ilcaso.it, una serie di massime riguardanti la materia oggetto di esame in questo paragrafo (senza pretesa di completezza): “Nei contratti bancari di durata e, nello specifico, in quello di conto corrente, la parte (o il suo successore) che intenda accedere, ai sensi dell’art. 119 T.U.B., alla documentazione contrattuale, è gravato dall’onere di provare la titolarità del rapporto e le eventuali modifiche relative al decennio antecedente alla richiesta. Il diritto di accesso e informazione, infatti, è limitato esclusivamente alla documentazione riguardante il decennio antecedente la domanda.” Tribunale Sassari 21 dicembre 2015; Il diritto soggettivo del correntista ad ottenere copia della documentazione relativa al rapporto bancario, ex art. 119 t.u.b., ben può essere legittimamente esercitato anche nel giudizio ed il mancato esercizio di tale facoltà prima del giudizio non vale a precludere la possibilità di chiederne l’esibizione ex art. 210 c.p.c. Peraltro tale soluzione appare conforme al principio della vicinanza della prova, posto che è indubbiamente più agevole per la banca il deposito di detta documentazione (sulla quale grava inoltre uno specifico obbligo di conservazione e rilascio copia), piuttosto che sul correntista, che, nella prassi commerciale è tempestato di documentazione cartacea, che nell’ambito di rapporti di durata (nella specie oltre ventennale), risulta indubbiamente di difficile conservazione e catalogazione. La mancata produzione della documentazione relativa al decennio precedente la ordinanza di esibizione non può comportare valutazioni sfavorevoli nei confronti della banca onerata del relativo deposito ex art. 116 c.p.c., in quanto non può produrre in giudizio documentazione che non era obbligata neanche a conservare.” Tribunale Palermo 31 maggio 2011.

 

[3] Per approfondire si veda E. CAPOBIANCO, Profili generali della contrattazione bancaria, in I contratti bancari a cura di CAPOBIANCO, 2016.

 

[4] Ex multis: Cass. 11004/2006; Cass. 12093/2001; Cass. 4598/1997.

[5] Si fa riferimento a Cass. 11773/1999.

[6] In particolare cfr. Cass. 11004/2006; Trib. Nola 13.6.2000; Trib. Prato 13.4.2015; ABF Napoli n. 4930/2014.

[7] Per approfondire si veda F. FIORUCCI, Diritto di accesso alla documentazione bancaria, www.diritto24.ilsole24ore.com, 8.02.2016.

Qui la sentenza: Trib. Sassari n. 269 del 20.02.2017

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