Analisi sugli orientamenti giurisprudenziali sulla possibilità di applicare la C.m.s al calcolo dei tassi soglia anche ai contratti stipulati ante legge 2/2009- di Marco Chironi



3 min read

La Commissione di massimo scoperto si applica anche ai fini del conteggio del tasso soglia ai contratti stipulati precedentemente all’introduzione dell’art. 2-bis, comma 2, legge 2/2009?

di Marco Chironi

Con l’ordinanza del 20 giugno 2017, n. 15188, la prima sezione della Corte di Cassazione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite Civili, la questione della rilevanza in chiave usuraia, della Commissione di massimo scoperto (C.m.s) ante riforma, sulla quale la stessa Corte ha preso coscienza degli orientamenti contrastanti.

E’ da registrare che i decreti ministeriali e le istruzioni della Banca d’Italia rilevano la commissione di massimo scoperto separatamente al valore medio e la escludono dal novero dei componenti considerati nella formula di calcolo del tasso effettivo globale medio, poiché, a differenza dell’interesse, detta commissione non è rapportata al tempo ma al comportamento dell’utilizzatore del credito. Ciò malgrado è lo stesso comma 4 dell’art. 644 c.p. ad imporre che ogni commissione, collegata all’erogazione del credito, debba essere tenuta in considerazione come elemento potenzialmente produttivo di usura ove sia stata superata la soglia .

Tali indicazioni della Banca d’ Italia si pongono in contrasto con diverse pronunce della Suprema Corte, in particolare con le sentenze di Cass. Pen., 26 marzo 2010 n 12018., 22 luglio 2010 n. 28743; di Cass. Pen., 23 novembre 2011, n. 46669; Cass. Civ. 4 aprile 2016, n. 10516.

 Invece, sono in conformità rispetto ad altre pronunce, ovvero Cass. Civ. 22 giugno 2016, n. 12965., e Cass. Civ. 3 novembre 2016, n. 22270.

L’art. 2-bis, comma 2, legge 2/2009 di conversione (con modifiche) del d.l. 29 novembre 2008, n. 185, prevede che «gli interessi, le commissioni e le provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione a favore della banca, dipendente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono comunque rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 c.c., dell’art. 644 c.p. e degli artt. 2 e 3 legge 7 marzo 1996, n. 108».

L’ordinamento minoritario e più recente astrae dall’ampia portata del testo normativo l’elemento delle “commissioni”, specificandole in “commissioni di massimo scoperto” ed osserva che “nessun dato testuale esprime alcuna precisa volontà del legislatore di fornire un’interpretazione autentica degli artt. 644 c.p. e art. 1815 c.c.” e che se la norma avesse l’intento di fornire un’interpretazione autentica “non sarebbe agevole dotare di apparente ragione la contemporanea fissazione di un dies a quo per attribuire rilevanza alle CMS nel calcolo del TEGM e, soprattutto, la devoluzione all’autorità amministrativa del compito di fissare un periodo transitorio per consentire alle banche di adeguarsi alla normativa preesistente».  Perciò per tale orientamento, l’art. 2 bis rappresenta un vero e proprio innovamento.

Diversamente, secondo l’orientamento prevalente, l’introduzione dell’art. 2 bis ha lo scopo di fornire un’interpretazione autentica dell’art. 644 c.p. in quanto puntualizza cosa rientra nel calcolo degli oneri ivi indicati, correggendo una prassi amministrativa difforme.

E’ opinione consolidata della Suprema Corte che la commissione di massimo scoperto integri, quale costo addossato al debitore, una specifica forma di «remunerazione» del credito (per tutte si veda, da ultimo, Cass., 7 marzo 2017, n. 5609). Sì che una sua esclusione dal novero degli oneri di rilevanza usuraria, e per un periodo più che decennale, dovrebbe comunque trovare, in ragione dell’appartenenza della stessa alla specie centrale dei «corrispettivi», un’oggettiva e forte giustificazione. Né in ogni caso potrebbe assegnarsi peso determinante al fatto che la disposizione dell’art. 2- bis non dichiari in modo espresso di essere norma di interpretazione autentica.

Tuttavia, segnalato il contrasto esistente nella giurisprudenza della Suprema Corte e ritenuta la questione di massima di particolare importanza ex art. 374 c.p.c.. la sez I della Cass. Civ. ha disposto con ordinanza n. 15188 del 2017, la trasmissione del procedimento al Primo presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite civili.

 

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap