1 min read
«Una storia agrumata.»

Un giall-ino anche abbastanza sbiadito, ma si legge con leggerezza.
La trama parte bene, con un’impostazione standard, ma poi si perde negli intrecci amorosi della protagonista e nei racconti personali, ritrovandosi ad un tratto con una soluzione sbrigativa e priva di un vero filo conduttore narrativo.

Il personaggio di Lolita Lobosco è divertente, genuino, ruspante; il carattere di quest’avvenente commissaria piace, anche con gli spigoli e il piglio pungente, ma il racconto in sé sembra già pensato per una serie tv e lascia poco dopo aver chiuso anche l’ultima pagina.

Il dentista belloccio, ex fidanzato della commissaria viene accusato di violenza sessuale ai danni della sua collaboratrice. Si scopre che l’accusa è stata il frutto di una messinscena da parte della moglie fedifraga per poter accedere liberamente al patrimonio del marito, da godersi poi con l’amante, padre biologico del figlioletto.
C’è poco da meditare sulle pagine del libro perché la matassa si dipana senza grandi colpi di scena. La storia fluidamente giunge al capolinea. Quando tutto sembra essere stato chiarito, però, la giovane accusatrice viene ritrovata priva di vita e in un batter d’occhio e quattro battute si risolve definitivamente anche questa brutta faccenda a latere.

Non c’è suspense e non c’è mordente.
In definitiva, le scappatelle dell’amica magistrato e il risveglio degli amorosi sensi della protagonista sono il vero filo conduttore della storia.
Una lettura leggera, che strappa un sorriso, intriga davvero poco, ma libera la mente.
A fine testo, questo si che è geniale, si trovano tante ricette a base di arance.

Seguici sui social: