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«Pare cinismo, ma è soltanto scienza.»

Pare cinismo, ma è soltanto scienza. Volendo riassumere in una frase il saggio di Laborit, questa mi sembra la migliore.

Tutto è dissezionato con rigoroso metodo scientifico; tutto ricondotto a unità; tutto parametrato alla fondante logica cellulare. L’amore, l’infanzia, la libertà, la felicità, la politica, sono alcuni concetti tra molti altri che vengono riletti con implacabile metodo laboratoriale, dimostrandone tutte le fallacie nelle letture tradizionali.

L’uomo si descrive nella sua relazione con gli altri, nello spazio e nel tempo (ambedue relativi) in cui vive, nella sua capacità di immaginare (vero discrimen con gli altri viventi), possibile solo grazie alla memoria e all’informazione.

La società imbriglia lavoro e vita quotidiana in una eterna lotta “di classe”, tra dominanti e dominati, al netto di ogni più propagandata e veicolata ideologia. In tutto questo, la fede è una sorta di placebo, che serve variamente a rabbonire l’angoscia di questa vita, nell’attesa della ricompensa in quella futura.

Una lettura non sempre agevole, ma che sa ingenerare riflessioni profonde, che si riducono, infine, a un solo interrogativo: restare o fuggire.

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