Un flusso di coscienza sagace, uno spartito con movimenti e tempi musicali semplici e composti, che incalzano il lettore tra biografico e autobiografico, in un perenne peregrinare tra passato, presente, ammirazione e nostalgia, riconoscenza e affetto, disilluso pragmatismo e cosciente passione, solide radici e slanci pindarici.
Dell’opera di Paolo Nori si può dire ciò che lui attribuisce a quella di Raffaello Baldini, il poeta romagnolo del quale quasi canta le gesta letterarie: fa vedere, al lettore, le “cose” che lo circondano come se le vedesse per la prima volta; rende visibile il visibile.