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«Gli adulti sono bambini riflessi in un grande specchio distorto»

Gli adulti che siamo rispecchiano i bambini che siamo stati; le paure, le sofferenze, le ambizioni e le aspirazioni, le gioie e la familiarità di luoghi, suoni e odori restano con noi, si trasformano, creano un ricordo, suscitano uno stato d’animo, riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo, si sedimentano e ci contraddistinguono.

Édouard, il dott. Malempin, sta vegliando il minore dei suoi figli, affetto dall’ennesimo malanno, questa volta potenzialmente mortale, e nel frattempo ripercorre aneddoti e momenti della propria fanciullezza; cerca un filo conduttore di eventi apparentemente distaccati e lontani. Lo trova? Lo crea? Non importa, alla fine la storia (il ricordo) ha un senso.

C’è un’invisibile linea sottile che percorre la nostra vita lungo la traiettoria spazio-temporale di un’esistenza come tante, ma che è l’unica che ci appartiene.
Talvolta, consciamente o inconsciamente, cerchiamo delle deviazioni, ma il solco è tracciato e il seme germoglierà lì dove il vento ha deciso di piantarlo.
È tutto scritto, ma noi non lo sappiamo.

I dubbi e le incertezze che assillano Édouard nell’età adulta sviscerano tutte quelle domande che nella sua infanzia sono rimaste senza risposta.

Che fine fece, realmente, lo zio Tesson?

Era suo quel lembo di polsino nella discarica?

E che correlazione vi è tra la sua scomparsa e il seguito di una vita intera che ha cambiato le sorti del piccolo Édouard, portandolo ad essere il dott. Malempin?

I genitori avevano dei problemi finanziari così pressanti da incidere sulla scomparsa dello zio (usuraio)?

Quante volte da bambini abbiamo ricostruito una storia inventando i tasselli mancanti per darle veridicità, definendola a nostro piacimento e cristallizzandola nel database dei nostri ricordi, lasciandola sedimentare, dandole spazio nella formazione del nostro pensiero. E chissà se invece la realtà era radicalmente differente e scoprirla avrebbe delineato un tratto differente del nostro essere bambini e diventare adulti.

Parte tutto da lontano.

Simenon resta una certezza, con la penna lesta che insegue un pensiero e lo traccia rapidamente sul foglio, per creare nel lettore un interesse vivo e intenso, la voglia di vivere nella storia, nel personaggio, riflettendo sul senso di ogni gesto e del pensiero, nella piena immedesimazione.

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