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«Siamo noi la nostra ancora di salvezza»

Una giovane ragazza, all’improvviso, perde l’amore e il lavoro… l’amore perché destinato all’uomo di un’altra e il lavoro perché strettamente connesso all’amante perduto.

Sola, triste e affranta trova rifugio nella vecchia libreria dello zio che, inaspettatamente, le offre ospitalità e un piccolo lavoro da libraia.
Il tempo, che lenisce le ferite, dona alla giovane Takako una possibilità di riscattarsi dall’angoscia, mostrandole un lato più lento ma sublime della vita: vivere è molto più appagante che esistere.

La storia si snoda in modo semplice e i rari colpi di scena non sono ben strutturati. Passaggi estremamente semplici ed elementari, probabilmente indegnamente trasmessi con la traduzione che ne modifica, involontariamente, il senso originario.

Il testo, molto scorrevole e abbastanza piacevole, racchiude un bel messaggio, che vale la pena di appuntarsi come regola di vita.

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