2 min read
«Abbiamo ancora bisogno di sperare che la vita riservi ad ognuno un lieto fine, anche solo tra le pagine di un romanzo.»

Le atrocità dell’uomo non cambiano con il passare del tempo, restano immutate e forse peggiorano al migliorare della situazione sociale circostante.

Possiamo contare su mezzi di informazione all’avanguardia, su migliaia di organizzazioni pronte a sensibilizzare sui temi più disparati, su Leggi e progetti a tutela delle vittime e delle categorie più deboli, affinché non diventino vittime. Ma tutto questo non basta, perché gli orrori del passato si ripresentano, inesorabili, nel presente.

La delicatezza del linguaggio scelto dalla autrice garantisce una lettura armoniosa e profonda, molto spirituale, intensa e coinvolgente; riesce a trattare il dolore con il rispetto di chi cerca di conoscere ed accettare, pazientemente, ma senza edulcorare i sentimenti più brutali.

Il romanzo intreccia il passato ed il presente, in un’unica storia che racconta le vicende umane di generazioni lontanissime.

A Vienna, nel 1938, il piccolo Samuel Adler subisce la furia irrazionale dell’odio antisemita, il distacco dalla madre e una nuova vita da orfano in Inghilterra.
In Arizona, nel 2019, la piccola Anita Dìaz in fuga dal Salvador verso gli Stati Uniti verrà separata dalla madre e si ritroverà sola a girovagare tra centri di accoglienza e casa-famiglia.

Nei secoli, in situazioni di estremo disagio, migliaia di genitori sono stati costretti a separarsi dai figli, nella speranza di donare loro una vita migliore di quella che poteva garantire la Patria, spesso accontentandosi della mera sopravvivenza.

Queste storie così dure, ma a lieto fine, sono un messaggio profondo e di vicinanza rivolto a tutte quelle vittime di abusi, crudeltà e ingiustificabile terrore per far sentire meno solo chi ha dovuto – suo malgrado – diventare adulto già alle soglie dei primi passi nella vita.

Punti nodali sono certamente il trauma dell’abbandono e l’irrazionalità del pensiero che dividere i figli dai genitori possa servire a salvare i primi da un destino peggiore, in un percorso contro natura che a volte può sembrare l’unica via di salvezza, logorando l’anima e lasciando cicatrici indelebili in tutti quei piccoli adulti chiamati troppo presto ad affrontare da soli la vita.

Seguici sui social: