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«Come prendere un caffè con il miglior narratore del Novecento»

Leggere Ennio Flaiano fa bene all’anima, soprattutto se stai cercando un guizzo stilistico e narrativo che difficilmente riesci a trovare, qualunque sia il secolo del narratore.
Flaiano è lucidità e cinismo, armonia della parola ed eccentricità del pensiero.
Non c’è bisogno di entrare nel merito di una trama o cercare un fil rouge, sebbene ci siano romanzi stupendi di questo autore poco celebrato (Tempo di uccidere, ndr), Flaiano non delude le aspettative.

Racconti più o meno lunghi, brevi e brevissimi pensieri, freddure. Tutto questo, nel “Diario notturno”, regala un sensazionale spaccato di vita della Roma (e, di conseguenza dell’Italia intera) degli anni ‘40 e ‘50, ripercorsa dall’inconfondibile sagacia di Flaiano.

È difficile immergersi in una lettura frammentaria come quella di un diario, a meno che non si riesca a trovare quel filo conduttore che illumina il percorso di scrittura, la linea sottile tracciata dall’autore per condurre il lettore lungo la strada maestra dei suoi pensieri. In Flaiano la risposta è sempre nello stile: asciutto e completo, lineare ma mai banale. L’ironia sottile e di rara raffinatezza, mai frivola, il cinismo che denota una approfondita conoscenza delle tematiche trattate.
Eclettico ed estemporaneo, nonostante scriva di un presente ormai “molto passato”, Flaiano è sempre attuale e non teme l’avvicendarsi di epoche e mondi, lui permane, come un’opera d’arte, impressa nella memoria di chi lo sa apprezzare.

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