1 min read
«Labirintico»

L’originalità si riduce a un susseguirsi labirintico di planimetrie, nomi, presente, passato prossimo e remoto e un unico, grande mistero. Uno “strano”giallo, insomma, che, al netto della spirale di curiosità, delude, probabilmente, le aspettative.

Si parte da una piantina, apparentemente normale, ma che nasconde un primo, profondo mistero: messo lì bene in vista agli occhi del lettore, tuttavia difficile da cogliere.

La storia, l’indagine, nasce da una suggestione, dalla creatività di trovare una giustificazione a quella incongruenza nella planimetria della casa. Inventiva che, paradossalmente, si colora sempre più di verità, quando si addensano storie e personaggi, tutti afferenti a quella “strana” casa, progettata, peraltro, come un’altra, più vecchia, parimenti “strana” e che nasconde troppe ombre e poche luci.

La vicenda si inerpica lungo un passato cupo, che si dispiega man mano e che va a coincidere con la storia, complessa, di una famiglia giapponese, costellata di intrighi, tradimenti, bugie, tanta superstizione e ritualità.

Il tutto ben nascosto nei tratti di quelle piantine, così clamorosamente banali, da essere in grado di celare un terribile segreto, per tanti anni.
Sino al finale.

Che sa un po’ di mancata pioggia, dopo tanti tuoni (nonostante l’Autore cerchi di ricamare un velo di mistero irrisolto finanche nella postfazione).

Seguici sui social: