Una storia di mare e di sopravvivenza intesa come incapacità di morire più che voglia di vivere.
La speranza, l’incredulità, la forza di volontà e l’incapacità di cedere alla stanchezza, al caldo, al freddo, al sole, alla fame, alla sete, alla paura.
L’uomo che cade dal cacciatorpediniere della Marina Militare della Colombia non si rende conto di cosa gli sia accaduto, non subito.
Dapprima è certo che presto verrà recuperato dai suoi stessi compagni, accortisi dell’incidente, ma l’imbarcazione si allontana e sparisce all’orizzonte.
Allora inizia a scrutare il cielo, certo che presto il soccorso arriverà dall’alto, ma nemmeno così trova pace e conforto.
È stato già dimenticato.
E allora vive adattandosi alla sua situazione, muta le proprie abitudini appiattendole sulle poche convinzioni e le rigidissime condizioni di vita.
Vive e poi sopravvive e poi semplicemente non riesce a morire, ma in verità non demorde e continua a sperare.
Spera e subisce. Subisce, ma non si arrende.
Lotta, ma non troppo, sopravvive come può, più per mero istinto che per volontà, senza alcun merito evidente.
Tanta fortuna e buona tempra.
Dopo dieci giorni da naufrago, senza mangiare, senza bere, stremato, finalmente trova soccorso.