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«In sole 119 pagine sono racchiusi due racconti e una tempesta di emozioni.»

L’autore riesce a mettere nero su bianco tutto il dolore per la perdita del fratello più grande: fratello, padre, amico e molto altro ancora.

La morte arriva violenta ad imbavagliare la spensieratezza che fino a poco prima ha alleggerito ogni istante di vita, senza preavviso.

La morte del fratello amato è, poi, indescrivibilmente devastante.

Eppure, Pennac riesce a descrivere il dolore senza retorica e senza melensa malinconia.

Un linguaggio franco e schietto, lineare e semplice, gelido come una doccia fredda ma intenso e duraturo.

Le parole semplici di Pennac si imprimono nell’anima e l’espressione del dolore diventa poesia o, meglio, teatro.

L’autore, profondamente legato al fratello morto, ricorda la comune passione per il celebre racconto di Melville “Bartleby lo scrivano”. Decide, quindi, di alternare la narrazione dei propri ricordi personali agli stralci dell’adattamento teatrale dell’opera di Melville.

Il risultato è sublime.

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