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Nota a Cass. Civ., Sez. V, 11 aprile 2022, n. 11831.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte il fenomeno delle liberalità indirette è rimasto certamente tassabile nell’ambito della “nuova” imposta di donazione, in quanto lo stesso rientra nell’ampia nozione di “trasferimenti gratuiti” che il legislatore tributario del 2006 ha ritenuto di utilizzare ai fini dell’individuazione del presupposto impositivo del tributo.

Tuttavia, le liberalità indirette risultanti da atti soggetti a registrazione devono sempre essere assoggettate all’imposta di donazione, salvo quelle collegate ad atti concernenti il trasferimento o la costituzione di diritti immobiliari ovvero il trasferimento di aziende, qualora per l’atto sia prevista l’applicazione dell’imposta di registro, in misura proporzionale, o dell’Iva.

Le altre liberalità indirette, quelle cioè non risultanti espressamente in atti soggetti a registrazione, confluiscono nella fattispecie delle liberalità indirette non formalizzate, accertabile e tassabile alle condizioni previste dall’art. 56-bis del D.Lgs. n. 346/1990.

Quando il D. Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 si occupa (all’art. 56-bis, T.U.S.D., rubricato “Accertamento delle liberalità indirette”) della tassazione delle liberalità diverse dalla donazione “formale”, enuncia due principi:

a) la facoltà del contribuente di registrare “volontariamente” le liberalità indirette (art. 56-bis, comma 3, T.U.S.D.);

b) il potere dell’Amministrazione di accertare le liberalità indirettesolo al ricorrere di due presupposti(art. 56-bis, comma 1, T.U.S.D.):

– “quando l’esistenza” della liberalità indiretta “risulti da dichiarazioni rese dall’interessato nell’ambito di procedimenti diretti all’accertamento di tributi”;

– “quando le liberalità abbiano determinato, da sole o unitamente a  quelle già effettuate nei confronti del medesimo beneficiario, un incremento patrimoniale superiore all’importo di 350 milioni di lire” (ora euro 180.760).

Se, dunque, il potere dell’Amministrazione di accertare donazioni “indirette” si ha solo al ricorrere dei predetti due presupposti, pare potersi concludere che non vi sia un obbligo generalizzato di registrare tutte le donazioni “indirette” risultanti (anche per via di enunciazione) da atti soggetti a registrazione, ma si pongano solo le dette ipotesi di tassazione delle donazioni “indirette” risultanti da atti soggetti a registrazione (fermo restando l’esonero da tassazione per le donazioni “indirette” rientranti nel perimetro di quelle identificate nell’art. 1, comma 4-bis, T.U.S.D.).

Per il che dalla decisione de qua se ne deve dedurre che la donazione indiretta (ex multis,  il caso del bonifico del genitore a favore del figlio che compra un appartamento) va sottoposta a tassazione solo allorchè si paventi di doverla ammettere nell’ambito di una possibile futura procedura di accertamento.

 

 

Qui la sentenza. 

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