Della mancanza di una presunta normativa fiscale ostativa alla liquidazione delle quote di un fondo di investimento intestato al de cuius.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 5 gennaio 2022, n. 345.

di Donato Giovenzana

 

La questione rimessa all’esame del Collegio meneghino attiene alla liquidazione in favore dei ricorrenti del valore corrispondente alle quote di un fondo di investimento intestato al de cuius e caduto in successione.

Occorre, anzitutto, precisare come, avendo i ricorrenti completato e adempiuto a tutte le formalità richieste per la dichiarazione di successione, oggetto di contestazione tra le parti sia unicamente la necessità dei ricorrenti di attivare un nuovo dossier titoli per consentire all’intermediario resistente il trasferimento dei titoli intestati al de cuius. Non avendo un dossier attivo su cui trasferire i titoli del de cuius, i ricorrenti hanno chiesto all’Intermediario resistente di ovviare a tale ostacolo procedendo a “monetizzare” (i.e., liquidare) i titoli, versando l’importo corrispondente sul conto corrente del de cuius.

A fronte della richiesta dei ricorrenti, l’Intermediario ha fatto genericamente riferimento alla “normativa fiscale”, che richiederebbe “l’apertura di una posizione investimenti (…) intestata agli eredi (…) per poter calcolare correttamente le imposte dovute”.

Al riguardo, fermo restando che, atteso che tutti i redditi derivanti da ogni cespite si producono in capo agli eredi (combinato disposto degli artt. 1, 2 e 187 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, D.P.R. 22/12/1986 n° 917), è necessario che la titolarità del rapporto sia a loro intestato, ai fini dell’applicazione dell’imposta sul capital gain, in relazione al caso di specie il Testo Unico delle imposte sui redditi prevede quanto segue: “Presupposto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è il possesso di redditi in denaro o in natura rientranti nelle categorie indicate nell’articolo 6” (art. 1, “Presupposto dell’imposta”); “Soggetti passivi dell’imposta sono le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato” (art. 2, “Soggetti passivi”). L’art. 187 (“Eredità giacente”) a sua volta dispone: “Se la giacenza dell’eredità si protrae oltre il periodo di imposta nel corso del quale si è aperta la successione, il reddito dei cespiti ereditari è determinato in via provvisoria secondo le disposizioni del titolo I, sezione I, se il chiamato all’eredità è persona fisica (…) Dopo l’accettazione dell’eredità il reddito di tali cespiti concorre a formare il reddito complessivo dell’erede per ciascun periodo di imposta, compreso quello in cui si è aperta la successione, e si procede alla liquidazione definitiva delle relative imposte. I redditi di cui all’articolo 7, comma 3, se il chiamato all’eredità è persona fisica o non è noto, sono in via provvisoria tassati separatamente con l’aliquota stabilita dall’articolo 12 per il primo scaglione di reddito, salvo conguaglio dopo l’accettazione dell’eredità”.

Contrariamente a quanto riferito dall’Intermediario resistente, non è dato ravvisare nella disciplina ora richiamata alcun ostacolo alla liquidazione dei titoli del de cuius e all’accredito del relativo importo ad integrazione del saldo del conto corrente caduto in successione.

In seguito ad una precisa richiesta da parte del Collegio, che ha invitato l’Intermediario a fornire “chiarimenti, indicando quali norme di carattere tributario impediscano di liquidare il valore dei titoli caduti in successione e il relativo pagamento agli eredi al netto di eventuali ritenute fiscali”, l’Intermediario resistente, in parziale contraddizione con quanto riferito nelle precedenti controdeduzioni, ha precisato “come la richiesta di apertura di un dossier titoli intestato agli eredi sia propriamente una prassi operativa adottata dalla Banca (…) a tutela degli eredi del de cuius”. Più in particolare, osserva ancora l’Intermediario, “con l’apertura di un nuovo dossier intestato agli eredi, i titoli vengono semplicemente trasferiti, rimanendo invariato il loro valore, e gli eredi possono valutare in maniera consapevole quando effettuare la vendita degli stessi, laddove la liquidazione da parte della Banca potrebbe avvenire in frangenti di mercato sfavorevoli per gli stessi titoli”.

La mancata liquidazione dei titoli del de cuius in favore degli eredi non è, dunque, riconducibile ad un impedimento di ordine normativo, ma unicamente ad una valutazione di mera opportunità dell’Intermediario resistente in ordine alla tutela degli interessi degli stessi ricorrenti. Si tratta, all’evidenza, di motivazioni inidonee a giustificare il mancato adempimento dell’Intermediario resistente alle richieste dei ricorrenti. Né in senso contrario sarebbe possibile richiamare una eventuale responsabilità dell’Intermediario resistente per una liquidazione effettuata “in frangenti di mercato sfavorevoli per gli stessi titoli”, posto che la richiesta di liquidazione è proprio formulata dai ricorrenti, ovvero dagli unici titolari di quell’interesse – certamente disponibile – alla cui tutela la condotta dell’Intermediario è improntata.

Sussiste, pertanto, il diritto dei ricorrenti ad ottenere il saldo dei rapporti intestati al de cuiusincrementato della liquidazione dei titoli in questione, al netto di eventuali ritenute fiscali.

 

Qui la decisione.

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